Sergio Mattarella con il presidente della Triennale, Stefano Boeri (foto Imagoeconomica)

Esposizioni positive

Maurizio Crippa

Mattarella a Milano per la Triennale e lo Iulm invita a “ragionare” per i decenni futuri

Il presidente Sergio Mattarella alla Triennale, per l’inaugurazione della XXII Esposizione internazionale che ha per titolo “Broken Nature: Design Takes on Human Survivaled”, è un segnale simbolico, per la città e non soltanto. Un po’ perché la Triennale, intesa come istituzione, sta cambiando look, ma non anima: il prossimo 18 aprile inaugurerà il Museo del Design, primo passo, nei progetti del presidente (da poco più di un anno) Stefano Boeri verso un rilancio completo dell’istituzione – come è giusto sia per una città che al design, alle arti, all’innovazione attraverso il confronto internazionale deve moltissimo. E poi perché il tema di questa esposizione è molto attuale, nel suo titolo un po’ minaccioso, o preoccupato, ed è uno dei temi del futuro. Cultura e natura hanno qualcosa di urgente da dirsi.

 

Prima di andare alla Triennale, il presidente della Repubblica è andato, ieri mattina, ad un’altra inaugurazione, anche questa di rilievo. Quella dell’anno accademico dello Iulm. E lì ha detto qualcosa di importante, sempre senza entrare nel terreno minato dell’attualità politica, come nel suo stile, ma che si rivolgeva non soltanto agli studenti e ai docenti dell’ateneo, ma a tutti. Qualcosa che ha a che fare con la memoria e la capacità di progettare il futuro, come gli statisti fanno e i politici spesso no, secondo il vecchio adagio: “Non aspiro che il nostro paese ragioni in termini di secoli”, ha detto, “sarebbe ampiamente sufficiente e sarei pienamente soddisfatto se ragionasse in termini di decenni. Con la capacità di essere pronti per affrontare il futuro e per progettarlo”. Di questa capacità fa parte “l’amore per la cultura” che “è amore per sé stessi, amore per il futuro, il proprio e quello comune”. Questa capacità di pensare il futuro, senza dire solo dei no e senza cullarsi nei sogni delle decrescite infelici è, secondo Mattarella, ciò che “contrassegna l’esigenza che tutti avvertiamo, questa capacità di guardare al futuro, di non essere prigionieri catturati dal presente, condizionati dal contingente”.

 

Intano “Broken Nature” apriva i battenti (fino al 1 settembre 2019) in Triennale. Un’esposizione dedicata alla “Natura spezzata” e al design che “si occupa della sopravvivenza umana”, curata da Paola Antonelli, senior curator del dipartimento di Architettura e Design nonché direttrice del dipartimento Ricerca e Sviluppo al MoMa a New York. Stefano Boeri, che ha nelle su corde il tema ambientale collegato agli sviluppi delle aree urbane, alle nuove possibilità offerte dalle tecnologie, dai materiali per ridisegnare spazi che parevano perduti alla qualità dell’ambiente, non ha nascosto le ambizioni. Il tema scelto, ha detto, pone “un interrogativo quanto mai urgente: come possiamo restituire alla sfera naturale quanto in questi secoli, e in particolare negli ultimi decenni, le è stato sottratto?”. E’ del resto una tradizione, anzi una ragion d’essere, dell’Esposizione internazionale di mettere a tema le grandi parole chiave della contemporaneità. Sulle sfide ambientali del futuro si giocano le presidenze americane, si sta giocando una bella fetta del proprio progetto innovatore Emmanuel Macron, scommettono i grandi player dell’economia mondiale. E perché mai dovrebbe mancare Milano, come non ha trascurato di sottolineare Beppe Sala, che sulle problematiche legate all’ambiente e allo sviluppo sostenibile ha vinto una scommessa con Expo?

 

Ci sarà tempo per approfondire e capire le linee sottili, di ricerca, che Paola Antonelli ha voluto proporre agli artisti, agli studiosi e ai designer invitati e a cui ha commissionato il tema di alcune istallazioni: istallazioni che mettono “in mostra” l’utilizzo di nuovi materiali derivati da organismi viventi, installazioni che si occupano di smaltimento dei rifiuti elettronici, idee che si sforzano di far capire anche al pubblico il concetto non immediato di “design ricostituente”. Nell’anno di Leonardo, nei mesi della grande Mostra di Antonello da Messina a Palazzo Reale e di molto altro, l’Esposizione internazionale dedicata a come riparare la “Natura rotta” è una delle cose più interessanti, e belle, da vedere.

Ps. Tra le molte personalità di rango internazionale presenti, c’era anche il ministro della Cultura francese, Franck Riester. A Milano, le crisi diplomatico sovraniste non sono mai scoppiate.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"