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preghiera

Si è sempre, comunque, da soli davanti alla morte

Camillo Langone

Il libro di Costanza Miriano dice ciò che avrei voluto sentire dal clero fin dall’inizio della grande epidemia ma che invece non ho sentito 

“Guardare in faccia il destino che ci aspetta tutti – il tasso di mortalità della vita umana è del cento per cento”. A me non entusiasma l’espansione del ruolo dei laici nella chiesa, rispettoso e accidioso come sono vorrei che le questioni religiose le sbrigassero i chierici: ma quando i titolari tacciono, o tradiscono, o si fanno flebilissimi, ecco che i supplenti diventano indispensabili. Costanza Miriano è la Supplente Massima del cattolicesimo italiano e ci voleva questo “Niente di ciò che soffri andrà perduto. Mistica della vita quotidiana” (Sonzogno) per ricordarci che dobbiamo morire. Ciò che avrei voluto sentire dal clero fin dall’inizio della grande epidemia ma che non ho sentito.

     

Il libro non è dedicato al noto virus (solo un paio di accenni) bensì alla sofferenza e specialmente alla sofferenza nell’ambito famigliare, spaziando dai dissapori coniugali all’abisso della morte di un figlio. Lo sguardo è complessivo: “Quando ci si confronta con la malattia, non cambia molto se c’è una pandemia o se la cosa riguarda solo te. Si è sempre, comunque, da soli davanti alla morte”. Costanza pronuncia parole semplici e preziose, al contempo di fede e di ragione. Leggendola risulta evidente come per un amico di Cristo, di colui che disse “prendi la tua croce e seguimi”, la presente emergenza sanitaria debba considerarsi un dettaglio.

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).