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Così Mughini trasforma il 68 in 69

Non è obbligatorio sapere cos’è successo quel maggio a Parigi ma chi vuole saperlo deve leggere il suo ultimo libro che mostra Eros come un demone e i rivoltosi del Quartiere Latino come dei posseduti

6 Aprile 2018 alle 06:00

Così Mughini trasforma il 68 in 69

Una scena di The Dreamers di Bernardo Bertolucci

Il Gran Mughini va letto anche quando sembra scrivere troppo (il libro sulla sua collezione di libri è di pochissimi mesi fa), anche quando affronta argomenti di nessun interesse: stavolta il Sessantotto. Cosa c’è di più mesto del modernariato, divani, lampade, film, poster, ricordi della propria gioventù o di quella dei propri genitori? Il passato prossimo è merce morta ma tutto ciò che Mughini tocca rivive. “Era di maggio. Cronache di uno psicodramma” (Marsilio) costituisce, come ogni suo libro, una lezione di stile e, come mai prima d’ora, una lezione di storia. Sintetica, romantica, erotica. “Esattamente da umori consimili era sbocciato il maggio parigino. Dal fatto che lassù, in una landa piuttosto desolata alla periferia nord-ovest di Parigi, all’università di Nanterre, gli studenti maschi – Dany Cohn-Bendit e soci – erano costretti a starsene in residenze distinte e separate da quelle delle ragazze e ne erano scontentissimi”. Alla maniera di Serge Gainsbourg, Mughini trasforma il 68 in 69, e però da solo, senza l’aiuto di Jane Birkin. Non è obbligatorio sapere cos’è successo quel maggio a Parigi ma chi vuole saperlo ritenga obbligatorio leggere questo libro che, sebbene nostalgico e complice, mostra Eros come un demone e i rivoltosi del Quartiere Latino come dei posseduti.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    07 Aprile 2018 - 15:03

    Fondamentali Langone, Mughini, e prima di loro Savio degli Squallor di 'Mi ha rovinato il '68': https://www.youtube.com/watch?v=OykC35QGU1Q laddove 'e finalmente fu il 69' viene per la prima volta messo in musica e in rima baciata.

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  • carlo schieppati

    06 Aprile 2018 - 16:04

    Però non dimentichiamo Alain Finkielkraut: "Non c’è nessuna fessura nella corazza dei fortunati del mondo post-sessantottino. Hanno lo stereotipo sulfureo, il cliché ribelle, l’opinione sopra le righe e più buona coscienza ancora che i notabili del museo di Bouville descritti da Sartre ne La Nausea. Perché essi occupano tutti i posti: quello, vantaggioso, del Maestro, e quello, prestigioso, del Maledetto. Vivono come una sfida eroica all’ordine delle cose la loro adesione piena di sollecitudine alla norma del giorno. Il dogma, sono loro; la bestemmia pure. E per darsi arie da emarginati insultano urlando i loro rari avversari. In breve, coniugano senza vergogna l’euforia del potere con l’ebbrezza della sovversione. Stronzi!".

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  • lorenzolodigiani

    06 Aprile 2018 - 14:02

    Critichi Langone e il giorno dopo leggi un suo articolo che vorresti avere scritto tu.

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    • perturbabile

      06 Aprile 2018 - 23:11

      Che considerazione azzeccata! [E quel ‘non è obbligatorio sapere cosa è successo quel maggio a Parigi? :)].

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  • luigi.desa

    06 Aprile 2018 - 11:11

    Che Mughini abbia in testa principalmente quella cosa ( cosa?) è fatto noto. Poi è anche un ottimo intellettuale . Ha la cosa in comune con il Cav ,o no?

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