Una scena del film “The happy prince”

Oscar Wilde crocifisso da Rupert Everett

Camillo Langone

Il film “The happy prince” è un inchiodare e un ingabbiare: dopo la gabbia del carcere di Reading, la gabbia dell’ideologia di Sodoma

“Oscar Wilde è il mio Gesù Cristo” dice il triste Rupert Everett, che appena è riuscito a mettere cinematograficamente le mani sul grande esteta irlandese lo ha giustappunto crocifisso. Con il film “The happy prince” da oggi nelle sale, che è un inchiodare e un ingabbiare: dopo la gabbia del carcere di Reading, la gabbia dell’ideologia di Sodoma. Da aristocratico esponente del sinedrio omosessualista, l’attore-regista inglese accenna un farisaico inchino alla religione ufficiale (si dice ammiratore di Papa Francesco) per torturare meglio l’effigie del povero Wilde. A scopo di propaganda Everett capovolge il pensiero di un bisessuale (padre di famiglia senza bisogno di provette), di un cattolico (pre-Papa Francesco), di un uomo che giudicava la sua attrazione verso il giovane Alfred Douglas “depravazione”, “perversione”, “degenerazione”. Per il proprio comportamento omosessuale Wilde non provava orgoglio, bensì vergogna. Qualcosa che a Everett manca completamente.

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  • Camillo Langone
  • Vive a Parma. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "Eccellenti pittori. Gli artisti italiani di oggi da conoscere, ammirare e collezionare" (Marsilio).