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Sanremo, ovvero piangere sulle spoglie della canzone italiana

Chi ama l’Italia non può non amarne la musica. Ma nessuno che abbia una vita può guardare il Festival dall’inizio alla fine

7 Febbraio 2018 alle 19:42

Sanremo, ovvero piangere sulle spoglie della canzone italiana

Ho provato a guardarlo, il Festival di Sanremo: chi ama l’Italia non può non amare la canzone italiana. Ma nessuno che abbia una vita può guardare il Festival di Sanremo dall’inizio alla fine. Ho recuperato il giorno dopo su YouTube e dunque ho visto gli ectoplasmi di Bowie, Dalla, Gaetano: tristezza infinita. Ho visto una vecchia che ballava: orrore e desiderio di fanciulle in fiore. Ho visto Claudio Baglioni, che cantante non lo è stato mai (autore sì: cantante no), e Ornella Vanoni, che cantante lo è stata (grande nel 1959 con “Ma mi”), straziare delle canzoni. Ho pianto sulle spoglie della canzone italiana e sono corso ad ascoltare “After Bach” di Brad Mehldau, che Dio me lo conservi.

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Commenti all'articolo

  • Carletto48

    08 Febbraio 2018 - 19:07

    Caro Camillo, mi dispiace che non apprezzi Baglioni cantante, specialmente fino all'album Strada facendo. Il suo timbro di voce racchiude un impressionante serie di armoniche che vengono esaltate quando lui canta insieme ad altri, non c'è paragone. Naturalmente le ultime stagioni del nostro sono in calando sia come interpretazione, troppi toni alti, che come ispirazione.

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  • perturbabile

    07 Febbraio 2018 - 21:09

    Penso che il problema sia che 'le note sono solo 7' e le loro combinazioni non siano infinite e siano anzi in esaurimento, quelle belle essendo state già scritte. La possibilità di melodia si sta esaurendo. Rimane l'armonia, che però da sola, senza senza il tema melodico, non è compiuta e non è appagante. Siamo stati abituati alla musica pop più grande (tale fu solo la nostra e quella americana), agli autori come C.Alberto Rossi, Canfora, Bindi, la regale musica napoletana. I Sanremo nostri erano quelli coi garofani... Per chi cerca un'alternativa al Santo, consiglio proprio di esplorare i '60, su U-tube. Che è anche gioia di passatismo!

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