A casa tutti bene

Ci sono voluti tanti anni per diventare giovani e sperare che Sanremo sia soltanto Sanremo

A casa tutti bene

Foto LaPresse

"A casa tutti bene" è il titolo del nuovo film di Gabriele Muccino, con Pierfrancesco Favino e moltissimi altri, con Stefania Sandrelli che dice: “Le vite normali non esistono”: si litiga, si canta e ci si abbraccia. A casa tutti bene è anche questo Sanremo di Claudio Baglioni: ci conosciamo da sempre, canteremo per sempre Mille giorni di te e di me e Bella senz’anima. Come nello sketch di Pierfrancesco Favino che non dovrebbe cantare, solo parlare, recitare Leopardi, ma...

Accedi per continuare a leggere

Se hai un abbonamento, ACCEDI.

Altrimenti, scopri l'abbonamento su misura per te tra le nostre soluzioni.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    07 Febbraio 2018 - 23:11

    Ma perché ci sediamo a guardare Sanremo? Perché contuiamo a rimanere comunisti e democristiani? Perché se proviamo a cambiare diventiamo berlusconiani o grillini o salviniani? E pure anche meloniani? Questo è il Sanremo che è in noi e non riusciamo a voltare pagina e a non far si che Sanremo sia la faccia di un popolo che ha fatto della nostalgia un confine ma pure un limite. Di Sanremo oggi è rimasto il nome ma noi continuiamo a voler credere al Sanremo di Nilla Pizzi, Villa e Celentano, come rimanere comunisti e democristiani. Cambiare ma rimanere quasi uguali. Questo è il limite, questo è il confine. E dentro casa quasi tutti bene.

    Report

    Rispondi

Servizi