Ansa
La tela dell'ex premier
Conte cerca nuove sponde, chiude a Roma la campagna per il No con attori e giornalisti. Schlein a Milano
Oggi referendum, ma domani chissà. Il Movimento arruola attori, intellettuale e giornalisti (oltre il classico perimetro) per la volata finale contro la riforma Nordio. Intanto il capo M5s chiede le dimissioni di Delmastro
Oggi referendum, domani primarie? Meglio tenersi pronti. Per il gran finale della campagna M5s Giuseppe Conte ha scelto il Palazzo dei Congressi di Roma: si prevedono grandi attacchi alla “casta” e un po’ di giustizialismo. Da queste parti è ormai di casa, è qui che si era tenuta anche Nova, l’assemblea (ri)costituente del Movimento – e ieri s’è svolto anche l’evento di FdI. Ci saranno giuristi e avvocati, attori e comici, giornalisti e anche un po’ di strategia. Per questo ha arruolato una platea agguerrita e variegata, che va oltre il classico perimetro pentastellato, sconfinando in alcuni casi in zona Nazareno (e oltre). Qualche giorno fa il leader M5s ha annunciato con un video i contributi, tra gli altri, di “Enzo Iacchetti, Ficarra e Picone, Neri Marcorè, Elio Germano, Pif. E molti altri ancora”. Non poteva mancare la quota Fatto quotidiano, da Marco Travaglio ad Andrea Scanzi, poi Enrico Grosso che guida il Comitato “Giusto dire No”. Atteso anche Gianrico Carofiglio, ex magistrato e scrittore, ma con un passato da senatore eletto con il Pd. A Latina qualche settimana fa era proprio con Elly Schlein.
Tra gli invitati alla kermesse M5s anche Benedetta Tobagi e il giurista Gustavo Zagrebelsky, altro riferimento per il centrosinistra. E poi altri giornalisti molto attenti e informati sulle vicende della sinistra, come Daniela Preziosi e Matteo Pucciarelli, che condividono la battaglia contro la riforma Nordio e il governo Meloni. Scrivono rispettivamente sul Domani e su Repubblica. Giornali di area, certamente, ma soprattutto nel caso del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari vicini al Pd. Che sia anche, da parte del M5s, un tentativo di allargare la propria tela? Nei capannelli pentastellati alla Camera, specie nei momenti di cortocircuito nel campo largo (e non sono stati pochi), spesso veniva fatta notare la capacità di penetrazione dei dem su alcuni giornali. Dopo il referendum, comunque vada, si aprirà la partita interna per la leadership del campo largo: meglio insomma avere una sponda in più, dai giornali agli intellettuali, passando per il cinema e lo spettacolo.
Nel frattempo, nel giorno in cui è stata pubblicata l’ospitata della premier Meloni a Pulp podcast, Conte ha passato la sua giornata a Milano. Anche l’ex premier era stato invitato ma ha preferito declinare. Da via di Campo Marzio hanno spiegato che non c’è bisogno di Fedez e Mr Marra per parlare i giovani. In queste settimane il capo del M5s ha infatti battuto l’Italia in lungo e in largo, dedicando una buona parte della sua campagna alle università. Ieri era alla Statale invitato dagli studenti, (con tanto di polemica e accuse all’università da parte della Lega: “La presenza di Conte è di una gravità inaudita”). L’ex premier ha picconato la riforma e Meloni, mettendo nel mirino, oltre a Daniela Santanchè, il meloniano Andrea Delmastro. “Si deve assolutamente dimettere. Stiamo presentando in queste ore la richiesta di revoca della sua nomina a sottosegretario. E’ impensabile che un membro di governo costituisca una società che fa affari con la figlia appena diciottenne di un prestanome di un clan mafioso, come quello dei Senese”.
Anche il Pd va nella stessa direzione, con Elly Schlein che ha invitato la premier “a prendere posizione prima del Referendum e non dopo. Cominci a difendere la dignità delle istituzioni e gli interessi italiani”. Sono le ultime scintille di questa mobilitazione refendaria, che la segretaria dem ha scelto di chiudere a Milano – dovrebbe esserci pure il sindaco Beppe Sala – dopo un lungo tour nelle principali città italiane, intrecciando referendum e programma per le politiche. Le prove generali della campagna elettorale del prossimo anno. Fino a lunedì l’obiettivo, suo e di Conte, è lo stesso: fermare la riforma e dare una spallata al governo. Poi comincerà in ogni caso una nuova fase e un’altra partita (con vista, sperano entrambi, Palazzo Chigi). Schlein ha già messo in moto le sezioni dem. Conte si prepara e intanto prova ad allargare.