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Il ministro & il verde

Bonelli e Crosetto che si somigliano, si vogliono bene e non sanno tenere il telefono in tasca

Salvatore Merlo

Il ministro aveva appena saputo che una base militare italiana era stata colpita, e lo comunicava all’opposizione attraverso WhatsApp, il leader di Avs lo ha condiviso con gli spettatori di Rete 4. Chi li conosce però non si stupisce più di tanto: i due sono amici, o qualcosa di molto simile

C’è probabilmente, nella storia della comunicazione istituzionale, un modo corretto di annunciare alla nazione un attacco missilistico a una base militare all’estero, e c’è il modo in cui è andata mercoledì sera su Rete 4. Angelo Bonelli, leader di Avs, è seduto al suo posto di ospite da Tommaso Labate con l’aria di chi ha cose importanti da dire sul futuro del pianeta. A un certo punto il telefono gli vibra. Abbassa per un attimo gli occhi. Legge. Poi, con la disinvoltura di chi comunica una buona notizia a un amico, esclama: “Mi è arrivato un messaggio di Guido Crosetto”. E dà lettura: “Un missile ha appena colpito la nostra base a Erbil, non so ancora con che esito. Non ci sono vittime tra il personale italiano”. Difficile stabilire, a questo punto, chi dei due – mittente o destinatario – si trovasse in una posizione più scomoda. Crosetto aveva appena saputo che una base militare italiana era stata colpita, e lo comunicava all’opposizione attraverso WhatsApp. Bonelli, riceveva quello che chiunque altro avrebbe forse ragionevolmente ritenuto un messaggio riservato e aveva concluso che la cosa più naturale fosse condividerla con gli spettatori di Rete 4. E col resto d’Italia. Chi conosce i due, però, non si stupisce più di tanto. Crosetto e Bonelli non soltanto sono amici, ma si somigliano più di quanto entrambi probabilmente ammetterebbero.

 

Un tempo, probabilmente, le cose sarebbero andate in modo diverso. Il ministro della Difesa, appreso l’accaduto, avrebbe chiamato la batteria di Palazzo Chigi, si sarebbe fatto passare i capigruppo d’opposizione uno per uno, e con voce misurata e tono istituzionale avrebbe comunicato la notizia dell’attacco ai nostri militari lasciando implicito, nel modo in cui si lasciava implicito allora, che si trattava di una cortesia riservata. Il destinatario avrebbe capito, avrebbe ringraziato, avrebbe riagganciato. Nessuno ne avrebbe saputo niente. O quasi. Mercoledì sera Crosetto ha mandato un WhatsApp. E il fatto è che Guido Crosetto e Angelo Bonelli si stimano e si mandano messaggi con una frequenza che farebbe impallidire molti colleghi di partito. Sono, per usare una formula che la politica italiana non sa bene dove mettere, amici. O qualcosa di molto simile. Si conoscono, si sentono, e – diciamolo – si somigliano. Stessa impulsività, stesso istinto comunicativo, stessa incapacità fisiologica di tenere una cosa per sé più di trenta secondi.

 

Crosetto è probabilmente l’unico ministro della Difesa occidentale che risponde ai commenti su X alle undici di sera, compresi quelli degli utenti con la foto del gatto come avatar. Bonelli non è da meno: ogni sua dichiarazione nasce già confezionata per la diretta, con quel piglio da tribuno che trasforma anche una conferenza stampa sul compostaggio in un momento di teatro civile. E tra simili ci si riconosce. Ai tempi della Flotilla per Gaza, Crosetto teneva Bonelli aggiornato sugli spostamenti delle imbarcazioni, perché a bordo c’erano parlamentari di Avs. E quando il padre di Bonelli – ex carabiniere, centodue anni – ha voluto festeggiare il compleanno, Crosetto si è presentato ad Acilia alle otto di mattina con il caffè. Di persona. Nel frattempo, si continua a discutere del tavolo fra Meloni e Schlein – quel dialogo trasversale sull’Iran che tutti invocano e che avanza col ritmo d’uno zoppo che corre. Chissà che qualcuno non suggerisca a Crosetto e Bonelli di organizzarlo loro, il tavolo. Hanno già WhatsApp pronto.

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.