Foto ANSA

passeggiate romane

Schlein, il referendum, le liste e la mini scissione possibile nel Pd

Se vince il No sulla separazione delle carriere, si andrà al congresso anticipato: la segretaria cerca la resa dei conti con i big, liste blindate dai fedelissimi e rischio scissione per chi resta indietro

Raccontano che Elly Schlein sia più che inviperita con i suoi alleati interni. Cioè con i maggiorenti del Partito democratico che l’hanno sostenuta nelle primarie in cui ha battuto Stefano Bonaccini ed è stata eletta segretaria dei dem. Raccontano che la leader Pd sia più che arrabbiata perché sul referendum che riguarda la separazione delle carriere nessuno dei big, che pure dicono di stare con lei, ha speso una parola. La sua idea era quella di restare un po’ defilata, esattamente come ha fatto la premier Giorgia Meloni, e poi di tirare (eventualmente) la volata verso fine corsa. Dopodiché i sondaggi, che all’inizio sembravano regalare una vittoria al centrodestra, hanno cambiato verso (nel comitato del Sì in molti sono preoccupati) e Schlein morde il freno. Avrebbe voluto maggior mordente da parte dei suoi. Così non è stato e lei ne trarrà le conseguenze. La vittoria del No, sempre che arrivi come dicono le ultime rilevazioni, a questo punto sarà un successo suo, che lei sfrutterà con un preciso timing.

 

Tradotto: se vinceranno i No, come Schlein pensa, si andrà al congresso anticipato. A quel punto la segretaria del Partito democratico non ne avrà per nessuno. Basta moine e giri di parole, la vittoria le consentirà di silenziare le polemiche di quei suoi alleati che non vogliono le assise anticipate (due nomi per tutti, Stefano Bonaccini e Dario Franceschini) e le permetterà di fare finalmente del Pd un partito a sua immagine e somiglianza. Dopodiché alle liste per le prossime elezioni politiche metterà mano lei stessa ed è questo uno dei motivi – dicono i maligni al Nazareno – per cui nei prossimi mesi si assisterà a una mini scissione del Pd. Infatti, se Schlein intende assicurare solo i suoi fedelissimi e buttare gli altri, senza candidarli alle prossime elezioni politiche, è sicuro che un pezzo dei dem, che fanno già fatica a stare là dentro, dirà addio per sempre al partito.

 

Tra questi potrebbe esserci anche Graziano Delrio, tanto più che sull’antisemitismo il Pd sta facendo poco o niente. Delrio su questi argomenti è convinto, intimamente convinto, e non vuole lasciare la presa. Qualcuno racconta che per questa ragione l’ex fedelissimo di Matteo Renzi abbia in animo di andarsene. E qualcun altro sostiene (con più di una ragione) che Elly Schlein sarebbe ben contenta di veder andare via dal suo partito un po’ di gente…

 

Mentre al Pd si pensa a come cacciare i dem della prima ora (con l’avallo, ovviamente, di chi era presente alla fondazione del Partito democratico), i dem di culto Schlein continuano a pensare al loro futuro. Igor Taruffi e Marta Bonafoni puntano a essere finalmente candidati in Parlamento. Idem Gaspare Righi, braccio destro e sinistro della segretaria. Si dice che anche il portavoce della leader, Flavio Alivernini, sia della partita. Raccontano che invece Laura Boldrini sia scoppiata in lacrime quando ha capito che la segretaria la sacrificherà: se vuole fare fuori il vecchio Pd non ricandidando quei capicorrente Pd che hanno troppe legislature alle spalle, deve dimostrare che questa regola vale per tutti, offrendo il simbolico scalpo della ex presidente della Camera dei deputati. Al contrario di tutti gli altri Marco Furfaro, uno dei più fedeli luogotenenti di Schlein, senza sapere né leggere né scrivere ha già preparato il suo piano B : candidato (però quando sarà) alla presidenza della regione Toscana al posto di Eugenio Giani. Avrebbe aspirato a soffiargli il posto prima, ma le cose sono andate come sono andate… e Furfaro ci spera ancora.

Di più su questi argomenti: