Manifestazione “Per un Iran libero e democratico” sabato scorso a Torino (Ansa) 

Una sinistra di anime morte

Carlo Calenda

Le posizioni sull’Iran e il Venezuela, la mancata mobilitazione per l’Ucraina: è il peccato originale dell’antioccidentalismo che detta le scelte populiste e l’inerzia delle leadership 

Uno dei miei primi ricordi politici è legato all’Iran. Mia madre e mio padre, all’epoca militanti di sinistra, avevano appoggiato con forza la rivolta iraniana contro il regime dello Scià, che all’inizio era partecipata anche da forze di sinistra e marxiste (poi messe prontamente fuorilegge). Nei primi anni Ottanta mia madre, in una conversazione con me, usò quella scelta errata come un esempio di stupido antioccidentalismo che aveva portato donne impegnate nel movimento femminista a sostenere quello che era diventato un feroce regime oppressivo in particolare verso le donne. Parto da qui per cercare di spiegare le ragioni della freddezza da parte di un pezzo della sinistra verso le proteste in atto in Iran e gli assassini di massa dei rivoltosi

  
La radice del problema è sempre la stessa, sia che si parli della mancata mobilitazione a favore dell’Ucraina sia che si parli di Iran o di Venezuela. Nel corpaccione della sinistra italiana è incastrato un nucleo di antioccidentalismo che ha attraversato indenne la caduta del comunismo e che continua a condizionare le scelte delle “leadership” politiche. Metto volutamente leadership tra virgolette perché si parli di Conte, di Landini o di Schlein non abbiamo a che fare con personalità che vogliono guidare la propria comunità politica, quanto di populisti che non vogliono indispettire nessuna frazione del loro mondo. L’inerzia è dunque la scelta più naturale per evitare di urtare le sensibilità antioccidentali di una parte dell’elettorato. Ciò spiega l’indegna scelta dei segretari dei partiti di centrosinistra di non scomodarsi per andare in Ucraina in quattro anni di guerra. Non sono pericolosi comunisti, sono solo codardi che fuggono davanti a una qualsiasi presa di posizione che possa risultare controversa. Anime morte incapaci delle grandi passioni civili che pure hanno animato la sinistra italiana. Da qui, ad esempio, la scelta di non aderire alla manifestazione di sabato promossa dai radicali, che ha visto la presenza anche di partiti di centro e di destra, ma di rifugiarsi nella dimostrazione indetta da Amnesty International. Del resto la tribù degli antioccidentali è predominante nelle televisioni di area e dunque influente nella gestione del consenso. Rovelli, Cacciari, Di Battista, D’Orsi, Montanari, Basile e da ultimo anche Iacchetti e Corona sono le “vedettes” di questo mondo un poco polveroso di reduci del movimentismo terzomondista anni Settanta, che oggi torna in grande spolvero grazie alla crisi dell’Occidente e alla superficialità dei talk-show che gli consentono di dire qualsiasi enormità senza contraddittorio e senza alcuna verifica giornalistica. La tribù di Formigli per intenderci, che qualche sera fa ha fatto languidamente da spalla a Carlo Rovelli che ha definito quella ucraina una guerra civile

  
La sinistra contemporanea è spaventata dalle controversie. Vuole sempre essere in una posizione di marketing ineccepibile. Non vuole conquistare la guida del paese, vuole che il paese gli si consegni per noia e resa al luogo comune. Schlein è la quintessenza di questo tipo di segretario del nulla. Le mozioni del Pd sono il trionfo di quel “ma anche buonista” che ha consentito alla sinistra di sopravvivere al crollo del comunismo in souplesse, spiegando ex post che loro erano comunisti buoni e quindi in fondo nessuno di loro era veramente stato comunista. Questa è la malattia genetica della sinistra italiana, incapace di concepire una morale incarnata nella durezza della realtà. La fuga nell’inconsistenza è anche fuga dall’etica come ricerca di ciò che è giusto, per rifugiarsi nel moralismo della “politica dell’essere”, i buoni appunto, che non devono essere macchiati dalla durezza e complessità dei tempi. Se potessero agli ucraini manderebbero moon boots e agli iraniani cd di De Andrè. Questa è la sinistra italiana, quella con l’armocromista come quella con la pochette: vogliono l’abolizione della povertà per decreto; un mondo di pale eoliche possibilmente invisibili; il green deal perché è verde; la resistenza senza armi ma solo con le canzoni. La loro ossessione è il non essere. In questa condizione di inesistenza possono ancora illudere gli elettori che pensano di votare Berlinguer e si ritrovano Conte.
  

Carlo Calenda, segretario di Azione

 

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