Il racconto

Meloni torna a Mediaset dopo il caso "Striscia". Di recente l'incontro con Pier Silvio

Simone Canettieri

La premier concede la prima intervista all'azienda della famiglia Berlusconi dopo i fuorionda dell'ex compagno. Giambruno è a Milano. Sulle europee prende tempo, intanto la sorella Arianna prende ripetizioni d'inglese

L’aspetta per gli onori di casa Emanuela Fiorentino, vicedirettrice di Videonews. “Benvenuta, presidente”. L’ex compagno Andrea Giambruno è in diretta (dalla regia) con “Diario del giorno”,  ma da Milano. Quindi non sta qui al Palatino, colle fatale di Mediaset, blindatissimo per l’occasione. Alle 15.20 Giorgia Meloni entra con l’auto e la scorta dal cancello del centro di produzione tv della famiglia Berlusconi. Deve registrare l’intervista a Nicola Porro per “Quarta Repubblica”, già rinviata prima di Natale causa influenza dell’ospite. E’ il ritorno di Meloni a Mediaset dopo i fuorionda di “Striscia la notizia” precipitati nella sua vita privata (che lei ha reso pubblica). I rapporti con la famiglia del Cav. sono definiti “buoni”. Di recente Meloni ha incontrato Pier Silvio. 


Forse anche per questo, da Cologno Monzese, non è sceso nessuno. Un’assistente della produzione le chiede un autografo. “Pronti!”. C’è chi scatta qualche foto. Alle 16.11 Meloni lascia il Palatino, salutata prima dal direttore del Tg5 Clemente Mimun. Chi sta sempre con lei ammette che “non sarà una campagna elettorale complicata perché condurla da Palazzo Chigi ha i suoi vantaggi”. Durante l’intervista la leader di Fratelli d’Italia prenderà ancora tempo. Dice che deciderà “all’ultimo”. Quindi magari i primissimi di maggio, giusto per far soffriggere meglio gli alleati, ma anche Elly Schlein. Nel dubbio la sorella Arianna ha iniziato a prendere ripetizioni d’inglese: possono sempre servire, no? Anche se l’idea di una mini campagna elettorale della premier con pochi comizi prende sempre più piede.

A venti giorni dalla conferenza stampa, Meloni risponde a una domanda che in quell’occasione non c’era stata: che succede se negli Usa vince Trump? “Non cambierebbe la nostra politica estera”.  A partire dall’Ucraina, s’immagina. Il menu prevede bordate agli eredi della famiglia Agnelli che “non devono darci lezioni di italianità perché hanno venduto la Fiat ai francesi e hanno trasferito all’estero la sede legale e fiscale”. E poi punzecchiature a Chiara Ferragni, “la Che Guevara del Pd”, con tanto di annuncio di un decreto giovedì in Cdm sulla trasparenza nella beneficenza. Se poi Schlein e Conte sono la stessa “faccia della sinistra”, al di là di chi impugni il bastone del comando delle opposizioni, Meloni avvisa tutti, sguardo in camera, che “l’amichettismo delle nomine è finito”.

Ce l’ha con la storia del Teatro di Roma. E ancora: privatizzazioni in arrivo (20 miliardi in tre anni, con cessione di quote ai privati anche per Fs) e rassicurazioni sulla missione Ue in Mar Rosso (“è prevalentemente  di difesa”). La tensione al Palatino si abbassa quando l’ospite se ne va. La clamorosa basilica di Santi Giovanni e Paolo osserva tutto con un certo distacco. E’ stato un ritorno dopo i veleni e le dietrologie scatenate da “Striscia”. La premier è convinta ormai di “poter dare le carte”. O almeno di trattare. Compreso con Mediaset.
 

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.