a giugno si vota

Tentazione Bruxelles. L'ipotesi che Schlein vada "per davvero" in Europa divide il Pd

La segretaria capolista alle Europee? Dopo Prodi, arrivano altre prese di posizione nel partito. Il senatore Verini la vuole spedire in Europa: "Non serve stare in Parlamento per fare la leader". Zampa: "Farsi eleggere e poi non andare a Bruxelles? Lo faceva Berlusconi"

Elly Schlein ha fatto intendere che forse vorrebbe candidarsi anche lei capolista in tutta Italia alle Europee di giugno, come pure sta valutando di fare in campo avverso Giorgia Meloni. Un'ipotesi che agita e divide il Partito democratico. Dopo il pressing di Stefano Bonaccini - la segretaria "non ha bisogno di finte candidature" - e la freddezza registrata da parte della sinistra dem: "Le Europee sono un appuntamento troppo importante per essere ridotte a una contesa personale fra leader", ha detto Peppe Provenzano, sabato anche il padre nobile del Pd, Romano Prodi, ha indirettamente e affettuosamente sconsigliato a Schlein di candidarsi alle Europee come capolista in tutte le circoscrizioni. Senza fare il nome della segretaria - "il mio discorso è generale e vale per tutti" - Prodi ha detto che se "metti cinque candidature e ne scegli una vuole dire che alle altre quattro non ci vai. In alcuni casi non ci vai proprio", se sei già eletto in Parlamento e non intendi lasciare Roma per Bruxelles. Per l'ex premier, le pluricandidature rappresentano "un vulnus per la democrazia. Io non stoppo nessuno". Oggi in un'intervista al Quotidiano Nazionale Sandra Zampa, portavoce di Prodi e della Fondazione per la collaborazione tra i popoli, insisite che "farsi eleggere e poi non andare a Bruxelles" è fuori discussione: "Perché lo faceva Berlusconi. E poi perché è il contrario dell’idea di democrazia che abbiamo fatto crescere nell’Ulivo e nel Pd. E poi quale sarebbe l’obiettivo? Davvero un po’ di voti in più fanno la differenza? O la fa di più la lealtà con gli elettori?", chiede, retorica, Zampa. "Se Elly si volesse candidare in un collegio perché vuole andare in Europa e dimettersi dal Parlamento italiano, sarebbe una decisione che renderebbe difficile per lei continuare a essere segretaria del Pd – se non altro per la distanza –, ma sarebbe ineccepibile dal punto di vista formale. Una candidatura in ogni circoscrizione sarebbe invece sbagliata".

  

Al contrario, il senatore pd Walter Verini la vuole spedire in Europa. Non certo per sbarazzarsene, dice, ma per combattere la vera battaglia, che si combatte proprio in Europa. "La democrazia è sotto attacco" di quell'onda nera che "s'intreccia con un antisemitismo dilagante, drammaticamente pericoloso, cui qualcuno contrappone l'islamofobia", dice in un'intervista alla Stampa. E quindi serve "un gesto di coraggio e coerenza" della leader progressista.

"Non candidarsi sarebbe una scelta rispettabile", spiega Verini, "come quella di candidarsi, per trainare il voto del Pd. Ma c'è una terza via, forse la migliore. Potrebbe candidarsi per andare al Parlamento europeo. Sarebbe un segno di forza se la leader del Pd decidesse di candidarsi per stare in Europa, per combattere la battaglia lì, fare la parlamentare europea e contribuire a dare all'Europa quella nuova fase di consolidamento. Se alla fine valutasse questa ipotesi, per me sarebbe una scelta di coraggio apprezzabilissima". Verini aggiunge che Schlein "continuerebbe a fare la leader rafforzata da un gesto di coraggio e coerenza". E spiega che "oggi la leadership non si esercita obbligatoriamente alla Camera o al Senato, si esercita nel paese. Mica lascerebbe il paese... E i gruppi parlamentari del Pd sono solidi, con personalità e dirigenti di valore". il senatore dem conclude dicendo che "qualunque sia la sua decisione, che rispetterò perché la prenderà pensando al Pd, chi nel partito pensa di usare le Europee per regolamenti di conti interno è un irresponsabile".

 

Infine parla anche il senatore Alessandro Alfieri, componente della segreteria del Pd, che ha fretta di chiudere la faccenda. "Non facciamola diventare una telenovela. Serve una decisione in tempi rapidi", dice al Corriere della Sera. "Chi si candida deve poi andare a ricoprire quel ruolo. Sono convinto che la segretaria ne terrà conto, consultandosi con gli organi del partito". Alfieri non crede che la candidatura di Elly Schlein al Parlamento europeo possa rappresentare un traino per il Partito democratico. "I segretari del Pd non si sono mai candidati alle elezioni europee e abbiamo ottenuto risultati importanti. La segretaria porterà il suo valore aggiunto a prescindere dalla candidatura. I segretari hanno dato la loro impronta non candidandosi. Mettendo in campo squadre plurali. È valso per Franceschini, come per Zingaretti e Renzi".