(foto Ansa)

il personaggio

Alcide Fontana. Il presidente della Camera ora tifa per la Lega-Dc

Luca Roberto

Il presidente della Camera mostra un profilo sempre più moderato. E ai suoi compagni di partito dice: "Dobbiamo contare in Europa. Congelare i voti non ha senso"

Chiamatelo pure Alcide Fontana, l’ultimo vero erede della diccì. Lorenzo Fontana ieri ne ha dato ampio sfoggio durante gli auguri di fine anno con la stampa parlamentare. Riforma del premierato? “Dare una valutazione politica lo trovo prematuro. Sono più interessato al metodo. Quando si fa una riforma costituzionale bisogna tentare la più ampia convergenza possibile”. Trump è un pericolo per la democrazia? “Se vincesse non sarebbe un pericolo per la democrazia perché lo avrebbero scelto i cittadini americani. Ma certo, l’assalto al Congresso di Washington fu una cosa deplorevole, sbagliata e scandalosa”. Detto questo, ha aggiunto il presidente della Camera, “la nostra alleanza con gli Usa è granitica e non cambierà in base al vincitore delle prossime elezioni”. Che idea si è fatto della mancata ratifica del Mes? “Il Parlamento è sempre sovrano. Non posso che accettare questo verdetto in base al principio democratico”.

 

E insomma nel corso di quest’ora di un giovedì di fine dicembre Fontana ha snocciolato tutti i dossier, le statistiche dei suoi 14 mesi di mandato. Ha parlato di questioni tecniche, della riforma del regolamento che dovrebbe fare da argine alla decretazione d’urgenza. Ma si è anche ricordato del ruolo da responsabile Esteri della Lega, che formalmente ricopre ancora. Ai suoi Fontana ha voluto rivolgere un auspicio nella corsa alle europee. Augurandosi che “la Lega possa essere parte del processo di cambiamento in Europa o comunque parte di quei partiti pienamente inseriti nel contesto europeo e che possa partecipare alla decisione sull’elezione del presidente della Commissione europea. Mantenere i voti in congelatore funziona poco, è importante mettersi in gioco”. Un messaggio governista consolidato dal ragionamento successivo, offerto sempre ai cronisti. E cioè che “in Europa nessuno ha paura della Lega, non ci sono veti su di noi”. Per andare più sul concreto, Fontana ha ricordato come il partito “abbia sempre votato l’invio di armi all’Ucraina”. E alla domanda se sia opportuno avere degli alleati filoputiniani alla Marine Le Pen e alla Afd, ha risposto con una trovata da balena bianca: “Bisognerà vedere come si comporteranno in futuro nel concreto”. Sempre con stile pacato, felpato, così distante dall’esuberanza del collega Ignazio La Russa di stanza a Palazzo Madama, Fontana ha avvertito che “il giurì d’onore sul caso chiesto dall’onorevole Conte ci sarà”. E ha speso una parola di apprezzamento per “il formidabile lavoro” svolto da tutti i suoi vice: Fabio Rampelli, Giorgio Mulè (che presiederà proprio il giurì), Anna Ascani e Sergio Costa. Così come per quel che stanno facendo gli uffici della Camera, che ha visto negli ultimi anni dimezzarsi il numero dei dipendenti. “Siamo pure riusciti a risparmiare otto milioni di euro”. Questo aplomb anglosassone o per meglio dire scudocrociato non glielo si riesce a levare di dosso nemmeno quando lo si porta a parlare del generale Vannacci. La Lega lo candiderà? “Sulle candidature decidono i vertici della Lega”. A ogni modo, “non condivido quanto ha scritto nel suo libro”.

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