(foto Ansa)

l'intervista

Il capogruppo di FdI Foti: “Su Israele le opposizioni hanno fatto tanto rumore per nulla”

Luca Roberto

Il presidente dei deputati di Fratelli d'Italia: "Sulle risoluzioni potevamo fare un lavoro di sintesi. Il riferimento alle occupazioni in Cisgiordania? No ad accuse verso un paese aggredito"

Il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera Tommaso Foti la definisce “una grande occasione sprecata. O se vogliamo, tanto rumore per nulla”. Dopo tanto discettare, rincorrersi in Transatlatico, infinito trattare, alla fine, ieri, Pd e M5s hanno votato la risoluzione della maggioranza dopo l’informativa del ministro Tajani su Israele. Questo sebbene il loro testo, scritto con la partecipazione di Alleanza Verdi-sinistra, l’abbiano presentato perché con quello della maggioranza erano almeno in parte in disaccordo. “Con i voti incrociati c’è stata una sostanziale convergenza. Ma quello che mi viene da dire è: allora perché il nostro testo all’inizio non andava bene? Perché non si è fatto uno sforzo di sintesi ulteriore? Certo, avremmo dato un immagine ancor più forte di sostegno a Israele”, spiega Foti al Foglio. “Perché su un punto credo che nessuno potesse essere in disaccordo: e cioè sulla sospensione dei finanziamenti che in qualche modo finiscono nelle tasche di Hamas”. Un elemento su cui anche la segretaria del Pd Elly Schlein, intervenendo in Aula, ha usato parole inequivoche: perché “chi compie scempi come quelli di Hamas è nemico dei palestinesi”.  E “la gravissima aggressione di Hamas va condannata senza ambiguità”. 

 

Per cercare la sponda delle opposizioni, un passaggio è stato espunto dal testo presentata dalla maggioranza: quello che parlando di tutela della popolazione civile aggiungeva la specifica “nella misura possibile”. “Ma la maggior parte delle resistenze le avevamo registrate sulla sospensione delle attività umanitarie. Cosa che però non abbiamo mai proposto. Semplicemente, parlavamo di finanziamenti a istituzioni che potessero fiancheggiare il terrorismo”, aggiunge ancora il capogruppo meloniano. Che infatti, nei conciliaboli in Transatlantico dopo la presentazione del testo, aveva raccolto il sostegno quasi immediato del Terzo polo: “Mi pare che sia largamente condivisibile”, spiegava a caldo il capogruppo Matteo Richetti. 

 

Ma il governo ha offerto anche un altro ramoscello d’ulivo. Votando tutti i punti della risoluzione di minoranza a eccezione del quinto, e cioè quello che faceva menzione del “processo di pace messo in grave crisi da iniziative unilaterali da entrambe le parti, come i continui attacchi missilistici provenienti da Gaza e l’allargamento, sostenuto direttamente e indirettamente dal governo israeliano in carica, degli insediamenti dei coloni in Cisgiordania”, su cui il governo aveva dato parere negativo. “Un punto da parte nostra irricevibile. Non è che nel bel mezzo di una guerra di cui stiamo vedendo immagini terribili, ci mettiamo a questionare sull’aggredito. E poi, mi permetta di aggiungere una cosa”. Prego. “E’ soprattutto in momenti come questi che va evitata ogni forma di ambiguità. Perché se si iniziano a inserire dei distinguo, se la forma diventa un po’ meno convinta, ci facciamo un danno. Sembriamo più deboli nel sostenere la causa israeliana. Su cui, come s’è visto, alla fine i punti di contatto sono molti di più di quelli di divergenza. L’ambiguità dà vita ad argomentazioni pelose. Dobbiamo far seguire alla solidarietà forme di immedesimazione. Stiamo assistendo a qualcosa di troppo grave per non essere coraggiosi”. Sta dicendo che le opposizioni hanno cavillato per niente? “Sto dicendo che la loro mediazione è arrivata in extremis, al di fuori della discussione generale. E’ chiaro che non sapevano bene cosa fare. Ma il punto è un altro. C’era davvero bisogno di marcare una distanza presentando testi diversi? Perché alla fine ci si poteva evitare un passaggio non necessario. Che evidentemente è servito a qualcuno per mandare un messaggio di natura elettorale”.

 

La notizia positiva, però, ci permettiamo di notare, è che alla fine è prevalso un sostegno quasi unanime (è stata approvata anche la risoluzione del Terzo polo). “E infatti, lo ribadisco, è bene quel che finisce bene. Ma si poteva lavorare tutti assieme limando le parole, i dettagli della proposta. Avremmo dato l’impressione per una volta, e su un argomento tanto delicato, di remare tutti nella stessa direzione”.

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