(foto Ansa)

Il truce è tornato

Parla degli sbarchi come “atto di guerra”. Accoglie Le Pen. Salvini è già in campagna elettorale

Luca Roberto

Mentre Meloni va a Budapest per ridisegnare le geometrie politiche dell'Europa, lui torna a sparare bordate contro l'Ue. E la Lega ora critica la premier per la gestione migratoria

Al “Dio, patria e famiglia” risponde col magico tridente “migranti, Vannacci e Le Pen”. Matteo Salvini è in campagna elettorale. Così, mentre la premier Meloni vola a Budapest da Orbán per tentare di ridisegnare le geometrie politiche dell’Ue di domani, lui si toglie l’elmetto antinfortunistico da cantiere per tornare alle bordate di sempre. “Gli sbarchi a Lampedusa? Un atto di guerra. Cosa penso dell’incarico a Draghi? Non penso”. Sa che Meloni non potrà inseguirlo oltre un certo limite.

C’è un metodo che spiega il rapporto ondivago tra Meloni e Salvini. Il vicepremier Antonio Tajani racconta che quando viene convocato a Palazzo Chigi si vede spesso chiedere dalla premier: “Antò, come posso aiutarti?”. Al che il leader di Forza Italia espone le sue priorità, avanza le sue proposte, ricercando i possibili punti di caduta. La stessa domanda, rivolta a Salvini, pare produca un’unica reazione: lui prende tempo, chiede di poterne parlare con i suoi. Si alza, esce dalla stanza, poi sparisce, come faceva durante le elezioni del presidente della Repubblica, nel gennaio 2022. Si capisce allora perché nella maggioranza, a dispetto dell’unità rivendicata, non ci si stupisca affatto di questo innalzamento dei toni da parte leghista.

Del resto è stato lo stesso segretario del Carroccio, mercoledì, ad aprire le danze di fronte alla stampa estera. “Ho dei dubbi che questa Europa possa aiutare l’Italia perché ci stanno lasciando totalmente da soli nella difesa dei nostri confini, via mare e via terra. Quindi dobbiamo organizzarci, tornare ai decreti Sicurezza”, ha detto a proposito del gran numero di sbarchi che si stanno registrando a Lampedusa. Alludendo all’atto di guerra, “all’esodo pianificato dalla criminalità organizzata” dietro al quale ci sarebbe una qualche regia occulta, che la nostra intelligence dovrebbe monitorare. Tanto che ieri il numero due della Lega Andrea Crippa, s’è spinto ad accusare direttamente il governo e la stessa premier. Contro l’immigrazione “bisogna essere più decisi e incisivi” perché “la linea diplomatica di Meloni in Tunisia non ha portato a niente”, ha detto ad Affaritaliani il deputato. Ma nelle file leghiste, nonostante si preferisca non alimentare polemiche, l’opinione del vicesegretario è largamente condivisa. Così com’è evidente che dietro il silenzio sull’incarico assegnato da Ursula von der Leyen a Mario Draghi si nasconda un germe di ostilità, di nervosismo per ora solo abbozzato. Che si discosta molto dalle parole di Meloni, secondo cui la scelta dell’ex premier “non è contro questo governo”. Anzi, “è una buona notizia, avrà per noi un occhio di riguardo”.

 

Dicevamo del generale Vannacci. Se alla fine sarà candidato o meno con la Lega alle europee è tema quasi ininfluente. Perché l’obiettivo di Salvini è cavalcare “la difesa della libertà di espressione”. Raccogliendo quel bacino di persone che dall’acquisto del “Mondo al contrario” potrebbe tradursi in voti. Non a caso il capitano ostenta sicurezza: “Alle europee andremo sopra il 10 per cento”. E questo ci porta al terzo architrave della strategia per il voto, che sarà reso manifesto a Pontida sabato e domenica: il mantenimento delle storiche alleanze europee, a partire dal Front national. Ci sarà Marine Le Pen (mentre la nipote Marion da ieri è in visita a Lampedusa), che dovrebbe arrivare direttamente nel paesino bergamasco con un volo privato. Parlerà domenica, prima di Salvini, che chiuderà la kermesse di fronte a militanti che non hanno molto gradito la scelta dell’ospite, visto quanto Le Pen sia vista come espressione di un centralismo che mal si concilia con la storia della Lega. Ancora ieri Salvini, nelle stesse ore in cui Meloni pranzava con Orbán, andava ripetendo che “se le famiglie delle forze di centrodestra in Europa si metteranno insieme, si può cambiare per la prima volta l’equilibrio a Bruxelles. Se si pongono veti, la partita è persa prima di cominciare”. Tutte cose che la premier, intenta com’è a costruire un percorso con i Popolari non escludendo nulla a priori, per quanto il clima possa surriscaldarsi nell’avvicinamento alle urne non potrà permettersi di dire.

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