Nordio: "Nessun disagio per l'inasprimento delle pene. Non sono giustizialista né garantista"

Il decreto anti-piromani "valorizza la certezza del diritto e della pena", dice il ministro della Giustizia. Sul suo ddl: "L’efficienza è prioritaria. Tempi lunghi per la separazione delle carriere, serve intervento costituzionale". E parla di "piena sintonia con Meloni” e di rapporti "molto buoni" con i vertici dell’Anm

"Non esistono i panni del garantista o del giustizialista ma la complessità della realtà", dice in una lunga intervista alla Stampa il ministro della Giustizia Carlo Nordio. Nell'ultimo Cdm prima della pausa estiva sono stati approvati, tra le altre cose, il decreto legge che estende l’area delle intercettazioni e innalza le pene ai piromani. Ed ecco aggiungersi un ulteriore tassello a quello che oggi, in un editoriale sul Foglio, segnaliamo come il paradosso di un ministro garantista che, da quando siede in Via Arenula, sta introducendo nuovi reati e alzando le pene persino più del professo giustizialista Alfonso Bonafede. Dal nuovo reato di gestazione per altri all’omicidio nautico, equiparato a quello stradale; e poi le pene aumentate per le violenze al personale scolastico, per il reato di istigazione sul web, per l’immigrazione clandestina e il giro di vite contro i rave party. L’impressione è che a ogni emergenza (spesso molto mediatica) la risposta in automatico del governo, anziché individuare meccanismi di intervento e prevenzione, sia quella classica securitaria: più galera per tutti.

 

Il Guardasigilli, alle domande della Stampa sul tema, si giustifica dicendo che "il garantismo ha una duplice coniugazione: l’enfatizzazione della presunzione di innocenza e la certezza del diritto e della pena. In questo decreto, si valorizza il secondo aspetto; nel disegno di legge di giugno, il primo". E sul caso specifrico della norma "anti-piromani", aggiunge: "Non sono affatto a disagio per l’inasprimento delle pene contro dei criminali: rappresenta l’attenzione dello Stato per la repressione di gravissimi fenomeni e la tutela di chi li subisce. Anche il governo Draghi era intervenuto; noi abbiamo aggiunto un’aggravante per punire chi si procura un vantaggio, mandando in fumo aree del nostro meraviglioso Paese".

  

Riguardo all'altro decreto appena approvato, in cui si estende l’area delle intercettazioni, il ministro dice che "è un intervento che assicura ed estende la possibilità di adottare incisivi strumenti di indagine, come le intercettazioni ambientali, per reati aggravati dal metodo mafioso, dalla finalità di terrorismo o per il sequestro per estorsione. È una norma specifica, di tipicizzazione per allontanare il rischio di compromettere molti processi".

 

Sulla separazione delle carriere Nordio conferma che "è nel programma ma richiede un intervento costituzionale e quindi tempi più lunghi", mentre "ora, le priorità sono l’efficienza agli uffici giudiziari e gli impegni con l’Europa". Il ministro si smarca invece dalle domande sul concorso esterno in associazione mafiosa ("ripeto ancora che non è nel programma di governo") e sull'ipotesi di cancellare l’obbligatorietà dell’azione penale, "che non esiste nei Paesi dove è nata la democrazia, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, dove tra l’altro il pm non è sottoposto al potere esecutivo ma è eletto dai cittadini". Secondo Nordio sono "tutti i temi" da affrontare"con razionalità, non a colpi di slogan" ma poiché si tratta "di capitoli non ancora aperti, posso solo dire che non ci sarà mai alcun controllo politico. La magistratura, però, non deve essere indipendente solo dalla politica, ma anche dalle degenerazioni correntizie".

 

Quanto all’abrogazione del reato di abuso d’ufficio e sul rischio che questa possa mandare l'Italia in rotta di collisione con la Commissione europea e con i Trattati, rischiando la procedura di infrazione, il ministro ribatte che "l'Europa non ci chiede di mantenere il reato com’è, ma di assicurare un’efficace lotta alla corruzione. Ho già illustrato in due occasioni al commissario Reynders il nostro arsenale preventivo e repressivo, tra i più forniti d’Europa. I numeri ci dicono che a fronte di 5.000 fascicoli all’anno, le condanne sono una manciata e per reati connessi”.

Infine, il Guardasigilli sostiene di essere " in assoluta sintonia" con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e di avere rapporti "molto buoni" con i vertici dell’Anm, nonostante le "differenze di vedute che sono e saranno oggetto di confronto". "Parlare, come qualcuno ha fatto, di aggressione alla magistratura è improprio, come sarebbe improprio parlare di aggressione al Parlamento quando un pm invia un’informazione di garanzia ad un suo membro", conclude.