Fronte governatori

Le regioni e il Pnrr, che cosa preoccupa e che cosa si può fare. Parla Giovanni Toti

Marianna Rizzini

"Le regioni non siano considerate un mero ente attuatore e che si cerchi di ovviare alla parcellizzazione eccessiva del piano. E si eviti di accentrare troppo, scavalcando gli enti locali", dice il presidente della Liguria

La Conferenza delle Regioni presieduta dal governatore leghista del Friuli Massimiliano Fedriga si è detta pronta a collaborare “per il processo di rimodulazione del Pnrr”, ritenuto “fondamentale per il successo degli interventi che dovranno concludersi rispettando il termine del 2026, al fine di garantire la piena attuazione del piano”. Le regioni chiedono però garanzie e indicazioni sugli interventi definanziati (per 16 miliardi), per evitare che progetti già avviati restino fermi. E il fatto che la Conferenza sia guidata da un governatore di centrodestra non rende meno evidente la preoccupazione, sui territori, riguardo al rafforzamento dei meccanismi di raccordo tra amministrazioni locali e governo nazionale, specie in merito alle risorse sostitutive (su cui si stanno muovendo molti sindaci: “Chiediamo la certezza di avere risorse sostitutive in seguito alla rimodulazione dei fondi Pnrr, altrimenti rischiamo di bloccare le procedure per la realizzazione di opere pubbliche”, ha detto Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente Anci).

  

Dalla Liguria, il governatore Giovanni Toti si mostra da un lato fiducioso (“anche in caso di tagli nazionali ai fondi Pnrr, il governo ci ha assicurato che i progetti previsti dalla Liguria saranno realizzati. Dico anche che eventuali definanziamenti da parte dell’Europa non dipendono dalla Liguria, che vede tutti i suoi progetti in dirittura d’arrivo nel pieno rispetto della scadenza del 2026”). Dall’altro lato, dice Toti, “il Pnrr presenta alcuni vizi di base, alcune voci troppo frammentate, anche per questo si è reso necessario un tagliando in corso d’opera. Non da oggi, alcune amministrazioni locali ne contestano l’approccio. E noi lo abbiamo fatto con tutti i governi che si sono occupati del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: con il governo Conte, con il governo Draghi, con il governo Meloni”. In particolare, dice Toti, “chiediamo che le regioni non siano considerate un mero ente attuatore e che si cerchi di ovviare alla parcellizzazione eccessiva del piano, per cui finora si poteva verificare il caso di una regione che non sa che cosa fa un comune e viceversa. Ma chiediamo anche che si eviti di accentrare troppo, scavalcando gli enti locali. Lo abbiamo fatto presente al ministro Raffaele Fitto – che essendo stato a sua volta amministratore locale conosce bene la situazione sul campo. Si può porre rimedio a quello che non va”.

  

In Liguria, al momento, sembra a rischio soltanto la ciclovia tirrenica, ma Toti appare ottimista: “Il progetto sarà comunque portato a termine. La maggior parte del tratto di pista ciclabile è già in fase di gara d’appalto, i cantieri apriranno entro fine anno. Con una copertura di circa cinquanta milioni di euro da parte di altri fondi, tra cui i Fondi europei per lo sviluppo e coesione. Certo, in generale dico che prima si definisce con chiarezza il quadro di spesa, meglio è”.

 

Da tempo Toti è sostenitore di una semplificazione normativa che possa aiutare l’implementazione dei progetti. “Va bene il nuovo codice degli appalti, ma serve ancora più coraggio”, aveva detto il governatore ligure a margine del Forum Ambrosetti, un mese fa: “Non possiamo bloccare il paese nel sospetto continuo, ripetuto e appiattito che dietro ogni cantiere ci sia nascosto un malaffare di qualsiasi genere. Lo sto dicendo al governo prima di tutto e al Parlamento”. Oggi intanto dalle regioni e dai comuni si resta in attesa, specie per quanto riguarda le suddette rassicurazioni sulle coperture. 
 

Di più su questi argomenti:
  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.