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Contro mastro ciliegia

Giambruno non può dire allo sciocco ministro tedesco quel che merita?

Maurizio Crippa

Da giorni il paese piange per la censura ex post che ha colpito Saviano. Il compagno di Meloni invece è spernacchiatoda giorni per la sua risposta a Karl Lauterbach dopo le stupidaggini sulla fine del nostro turismo causa caldo

Partiamo da lui, sì lui, l’invocata nemesi tricologica di Andrea Giambruno, prima spernacchiato per il gel e poi spernacchiato per il ciuffo (ne hanno di idee gli spernacchiatori, eh?). Stempiatura e barba che alludono a pensieri e sofferenze, da giorni il paesuzzo piange (piagnucola, meglio) per la censura ex post che ha colpito Saviano. Cassato il suo programma già pronto dalla Rai, mossa più stupida e controproducente che altro, e di questo dovrebbe preoccuparsi Marinella Soldi, invece di sputar sentenze su Filippo Facci. Dovrebbe chiedere i danni erariali a chi ha deciso il taglio, mentre il governo dovrebbe ragionare sul fatto che aver resuscitato un intellò finito fuori dai radar è un autogol da matti. In ogni caso, Saviano dovrebbe stare in onda nonostante, o per, le contumelie sparate su chi vuole lui: è la libertà di stampa, bellezza.

   

Poi, appunto, c’è l’altro, quello di cui odiano persino i capelli, di cui va riannodata la vicenda. Andrea Giambruno è da giorni l’obiettivo facile, dunque grossolano, di qualsiasi soi disant umorista antifascista. E perché poi? Perché ha un tasso di improbabilità televisiva alto? E se fosse? Andrebbe messo, per onestà, sulla bilancia della (in)decenza con un paio di dozzine di conduttori, destrorsi e sinistri variamente populisti della peggiore tv della galassia, Perché è il compagno di Giorgia: ed è tutto qui. Se fosse toccato alla compagna di un noto politico (e ce n’è) l’insulto ad personam si sarebbe zittito. Invece: “La verità è che il cambiamento climatico è colpa del ciuffo di Giambruno”, secondo il frusto bodyshaming da spiaggia libera di Selvaggia Lucarelli. “L’oggetto del nostro dileggio è esattamente il first gentleman”.

 

Certo, si dirà che Saviano un programma in Rai ce l’aveva anche prima e invece Giambruno no, il video s’è spalancato solo “dopo”. Ma è anche vero che lui mica lo hanno condannato per plagio, per dire, e nella classifica generale delle fregnacce non ha mai detto che la guerra in Ucraina è una questione di mafie, come l’estensore  di Zero Zero Zero. Per quale motivo “la carriera del principe in monopattino” (Crosetti), sarebbe così tanto meno attendibile? Ma sopra tutto, c’è la voglia di plotone. 

  

Qualche giorno fa, Giambruno in diretta ha spedito un paio di coriandoli al ministro tedesco della Salute, Karl Lauterbach, protagonista con eccesso di ridicolo di un Gran Tour che avrebbe fatto vergognare Goethe, durante il quale ha twittato stupidaggini sulla fine del nostro turismo causa caldo: “Se le cose continuano così, queste destinazioni di vacanza non avranno futuro a lungo termine. Il cambiamento climatico sta distruggendo l'Europa meridionale”, ha detto il climatologo turistologo, forse dimenticando che ci sono turisti felici persino nel Sahara. E anche: “Basilica di San Francesco (Siena). Bella costruzione medievale, ma anche cella frigorifera. Le chiese dovrebbero essere aperte durante le ondate di caldo come stanze fredde durante il giorno e offrire protezione”. Che se una scemenza simile l’avessero detta Lollobrigida o Toninelli, ogni cettoloaqualunque si sarebbe sentito autorizzato all’irrisione.

 

In Italia si possono perculare La Russa o Nordio, Sunak se vuole rimpatriare gli immigrati in Kenya e Macron per qualsiasi cosa faccia, e abbiamo dato di golpista a Trump persino quando era il Potus legittimamente eletto, ed è ovviamente tutto lecito. Invece Giambruno non può dare a un ministro tedesco quel che è suo? “Se non ti sta bene te ne stai a casa tua, eh, nella Foresta nera”. Quel che gli andava detto. E perché no? 

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"