Viale Mazzini

Storia di un "colpo di stato" Rai chiamato Bianca Berlinguer

Carmelo Caruso

L'eredità del padre contesa con il nuovo direttore dell'Unità, le amicizie a destra con La Russa, Meloni, Gasparri, la trasversalità, i tic di Bianca B. la giornalista Rai che vuole scegliersi pure i concorrenti

L’unico modo per scriverne è omettere il suo cognome: Berlinguer. E’ la figlia di Enrico, è l’ex direttrice del Tg3, conduce il programma Carta Bianca e da ora in avanti sarà chiamata solo Bianca B. Su Rai 3, ogni martedì sera, raccoglie ascolti inconsistenti, raduna carovane di scoppiati, e, adesso, vuole pure  scegliersi gli sfidanti. Chiede infatti  alla Rai di oscurare Rai 1, Rai 2, per illuminare meglio Rai 3, la rete che ha scambiato per la sua cabina mare. E’ amica di Meloni, Santanchè. Deve parte della scalata a La Russa e Gasparri. In Lega è di casa. Sta più a destra di tutta la nuova Unità di  Sansonetti, direttore a cui ha ordinato, con tanto di lettera, “giù le mani da mio padre”. Con il diavolo cena lei, ma il bestemmiatore sarebbe lui e chi la critica un fariseo. 


Dato che nel giornalismo cane non mangia cane, a eccezione dei randagi, quelli che vengono scatenati per sbranare, ma solo se occorre regolare qualche conto, nessuno ha mai raccontato per quale ragione gli abbonati Rai siano costretti, dal 2019, a trovare Bianca B. in video.  Ogni martedì sera, una rete Rai somiglia alla corsia numero sei dello scrittore russo Cechov. Era il reparto dei cronici, quelli che soffrivano di incubi e persecuzioni. C’è il vicedirettore  che cerca ancora le mascherine di Arcuri, l’editorialista che si crede il deejay Bob Sinclar, e ovviamente star fissa, è la versione spelacchiata dell’intellettuale, l’artista che viene pagato per ogni concetto-rutto e che, nel 2020, dava a Bianca B. “della gallina”.  Solo in un paese ubriaco  si può ritenere Mauro Corona una specie di  Celinè. E’ da quando la Rai ha “dovuto” assegnarle questa trasmissione (cinque per cento di share come media, sei quando va bene)  che Bianca B. ripropone lo stesso programma, con lo stesso format, perfino con gli stessi ospiti, nel tempo sempre più rintronati. Da allora è cambiato solo lo studio che ha preteso sempre più grande, perché, e lo racconta chi ha lavorato, “la direttrice ha bisogno di spazi. E, attenzione, l’inquadratura. Nessuna ruga deve essere mai mostrata. Nessuna”. Esistono carriere troncate da Bianca B., registi, capistruttura. Non si contano le stecche di sigarette inalate per sopportare la “zarina”, per fare fronte alle sue richieste. Non è un motivo per parlarne male, anzi. I mozziconi dei suoi giornalisti sono la prova che Bianca B. ha sempre pensato alla Rai “come qualcosa che qualcuno le potesse togliere e dunque da difendere”. Nessun giornale si può assemblare senza gerarchie, il guaio è che vengono aggirate da Bianca B. se a rispettarle deve essere lei. Nel 2012, insediato Luigi Gubitosi, direttore generale Rai, si vara una circolare in cui si vieta ai direttori di condurre. Bianca B. è la sola che non rispetta quel precetto. Scoppiato il caso Corona, l’affaire gallina, scavalca direttori di genere, manager, tutti.

 

Telefona all’ex ad Rai, Fuortes, fa mettere una buona parola anche da Veltroni, per riportare in video questo indispensabile shottino di pensiero che  –  lo ha confidato Bianca B. dal suo parrucchiere   –  “mi fa salire l’ascolto di trecentomila spettatori. Funziona, funziona”. Sempre dal suo parrucchiere ha pure aggiunto di essere preoccupata, “perché in Rai se ne stanno andando tutti, sono rimasta solo io. Che figura faccio?”. Al contrario di come ha denunciato Bianca B. su Repubblica,  quando ha chiesto al nuovo direttore dell’Unità, Sansonetti, di non utilizzare il nome  del papà, qui nessuno crede che Bianca B. deve la sua carriera al padre. E’ qualcosa di più sottile. Bianca B. ha cominciato con Giovanni Minoli (era inviata insieme a Massimo Giletti), ha continuato al Tg3 con Sandro Curzi fino a “Linea Notte” che Bianca B. ha sempre desiderato condurre il mercoledì sera. Il motivo è semplice. Era il giorno di Chi l’ha visto? e Bianca B. poteva sfruttare il traino. Ora che “Linea Notte” non è più la sua tisana, si permette di sforare. Maurizio Mannoni ha minacciato, più volte, di non andare in onda. Oggi che sono passati anni, da quel 2016, anno in cui le venne tolta dopo sette anni la direzione del Tg3, (venne compensata con una striscia pomeridiana chiusa per ascolti troppo bassi), Bianca B. esige che una giornalista come Francesca Fagnani lasci vuota la serata del martedì,  altrimenti lei “si arrabbia”, altrimenti lei se “ne va”. Dove? Non è nuova. Si racconta che chiedesse a Marcello Ciannamea, oggi direttore del Prime Time Rai, di non contrapporle le fiction forti e lui, povero,  faceva notare: “Ma se non va in onda come posso capire se una fiction sia forte o meno?”. Silenzio. La sinistra non ha mai potuto criticarla perchè figlia di, la destra, grazie a Bianca B., poteva esibire l’amicizia con la figlia di. Santanchè è stata a lungo ospite, quasi fissa, a “Cartabianca” e c’è chi giura che Bianca B. sia stata pure al Twiga (mancano le fotografie). Ignazio La Russa la chiamava  per moderare i dialoghi dei colonnelli di An. Tutte le estati, Bianca B. attende l’invito alla festa della Lega. Una sera, i leghisti la trovarono a notte fonda chiacchierare, al chiaro di luna, con Maurizio Belpietro. E’ la Verità. La fortuna di Bianca B., ricorda Maurizio Gasparri, che la conosce, “l’ha fatta il centrodestra e non perché fosse Berlinguer, ma perché era brava ed era anche Berlinguer”. Ecco come si diventa “risorsa” e “intoccabili”. Si passa da volto a risorsa Rai, grazie, soprattutto, ai nemici. Nel caso di Bianca B. il cielo era a favore e dunque è risorsa tripla A, come il rating. E ha ancora ragione Gasparri quando aggiunge che, in realtà, la Rai è una società per azioni distribuita ai volti Rai. C’è la partecipazione Sigfrido Ranucci, c’è stata la partecipazione Annunziata, Venier, Augias, padre-figlia, la quota Angela, la Bernabei. Nuovamente Gasparri: “Bianca è un’altra quota Rai. E se l’è meritata”. Oggi, Bianca B.  teme di perdere il suo pezzo Rai più della memoria del padre, che nessuno le può togliere.

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio