Sabino Cassese (Ansa)

L'intervista

“Limitare i poteri della Corte dei conti è sacrosanto”. Parla Cassese

Valerio Valentini

“Senza distinzione di ruoli, la Pa è paralizzata, altro che Pnrr. L’incoerenza di Meloni? Benedetta. Abuso d’ufficio? Non va”, ci dice il giurista e membro emerito della Corte costituzionale

Più che un sovvertimento dell’ordine, la sua ricomposizione. Laddove in tanti denunciano un assalto alle istituzioni, Sabino Cassese vede “un scelta sacrosanta, che contribuisce a rimettere nella giusta prospettiva il rapporto tra pubblica amministrazione e controllori”. E certo, “il modo forse non ha aiutato”, ma al netto della forma, la sostanza è apprezzabile: “Apprezzabilissima”. Dunque no, l’abrogazione parziale del controllo concomitante sul Pnrr da parte della Corte dei conti non è una scelta scellerata? “Assolutamente no”, spiega il decano dei giuristi italiani. “I controlli che la Corte dei conti esercita, sul Pnrr e non solo, sono un istituto prezioso. Ma tutta la cultura in materia suggerisce che i controlli devono avere alcune caratteristiche. Anzitutto, non essere a tappeto, ma a campione: altrimenti finiscono con l’estendersi troppo e con l’andare assai poco in profondità. In secondo luogo, non devono essere controlli che si limitano alla carta, ma che analizzano l’essenza delle cose. Infine, devono essere esercitati il meno possibile in forma preventiva o concomitante: perché questo tipo di controllo genera troppo facilmente forme di cogestione, col risultato che l’amministratore si sente o terrorizzato o deresponsabilizzato. Nel controllo concomitante c’è la negazione della indipendenza della Corte dei conti, che dovrebbe essere l’‘occhio del Parlamento’, non l’‘angelo custode degli impiegati’. E qui siamo alle basi: siamo, cioè, a una sana applicazione dell’articolo 100 della Costituzione”.

 

E al di là delle basi? “Al di là di quelle, c’è una realtà italiana che presenta una grossa anomalia sostanziale. E cioè che la Corte dei conti, che dovrebbe essere composta, stando alla sua dicitura, da economisti di varia formazione, è invece controllata da giuristi. Esperti del diritto, non dei conti. E questo produce evidenti storture, anche nel rapporto con la politica”. Il solito conflitto tra toghe e governo, sotto natura contabile? “Mi limito a leggere il comunicato della Associazione dei magistrati della Corte, che richiede al governo l’istituzione di un tavolo di confronto. Ma la Corte dei conti non è un sindacato, non può avanzare queste pretese di contrattazione. Non è tollerabile un simile atteggiamento, che trasmette l’idea di uno stato come un’aggregazione di corporazioni”. Certo è che nel favorire un sano dibattito, intorno a questa scelta del governo, non ha aiutato, pare di poter dire, il metodo adottato. In sostanza il ministro Fitto ha proceduto all’abrogazione del controllo concomitante pochi giorni dopo la pubblicazione di una delibera della Corte che evidenziava dei ritardi nell’attuazione del Pnrr. Chi vuole vedere in tutto ciò una rappresaglia, è accontentato. “La coincidenza temporale non ha aiutato, fa apparire una saggia decisione sotto una luce diversa”.

 

E poi, oltre al piano nazionale, c’è quello europeo. L’obbligo di verifica della Corte dei conti sul Pnrr, pur se non limitato al solo controllo concomitante, è stato concordato da Mario Draghi con la Commissione europea. Che, non a caso, non manca di esprimere qualche perplessità, sulla decisione del governo, riservandosi di analizzare la norma quando sarà approvata definitivamente. “Su questo non posso che confidare nel fatto che l’esecutivo abbia proceduto d’intesa con gli uffici di Bruxelles. E d’altro canto, occorre sottolineare come la funzione di vigilanza da parte della Corte dei conti sull’attuazione del Pnrr è ben più estesa del mero controllo concomitante. Anzi, la Corte continuerà, e ci mancherebbe altro, a monitorare la correttezza dell’operato degli enti attuatori del Piano, e continuerà a produrre le sue preziose relazioni semestrali. E questo dovrebbe anche dimostrare quanto eccessivi siano i timori di chi paventa un bavaglio ai danni dei magistrati contabili”.

 

I quali, a proposito di polemiche politiche, vengono forse troppo spesso utilizzati, magari loro malgrado, come armi che le opposizioni puntano contro il governo. Non è un caso che nell’aprile del 2021 a proporre al Senato un disegno di legge per potenziare il controllo concomitante della Corte dei conti sul Pnrr era, tra gli altri, quel Giovanbattista Fazzolari che è oggi sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. “Non c’è dubbio che le strumentalizzazioni politiche della Corte, in questo senso, sono da evitare. E proprio per evitare che un organo di rilevanza costituzionale si presti a simili contese, la Corte dei conti dovrebbe evitare di pretendere ruoli che vadano oltre il perimetro delle prerogative assegnatele dalla Costituzione. Sennò la Corte diventa una lobby. Quanto ai ripensamenti in seno a Fratelli d’Italia, anche qui mi pare si tratti di un ravvedimento positivo, un’incoerenza tra la propaganda di opposizione e l’azione di governo che registriamo con favore in molti ambiti dell’operato della premier Meloni, e che in questo caso è benedettissima”.

 

Infine, c’è l’altro corno della polemica: la proroga del cosiddetto scudo erariale. “Sulla quale ho solo una riserva. E cioè che forse sarebbe il caso di non procedere di deroga in deroga, ma di prendere decisioni definitive. Se una fattispecie di reato presenta inconvenienti gravi, che si abbia il coraggio e la lucidità di riformarla davvero, e in caso di sopprimerla. Le fattispecie penali devono essere quanto più possibili precise e definite: l’abuso d’ufficio è l’esatto opposto della precisione e della definizione, è un reato così vago e potenzialmente esteso che produce non solo incertezza del diritto, ma anche, che forse è il peggio, una paralisi sul piano amministrativo. Il funzionario pubblico è invogliato cioè a non fare, per non rischiare guai. Di qui l’inerzia nell’attuazione dei piani di spese e d’investimenti, di qui l’amministrazione difensiva, lo sciopero della firma. Tutti fenomeni gravi, che nell’epoca del Pnrr diventano gravissimi. Senza contare, poi, che con questa incertezza del diritto, con questo reato sempre incombente, il funzionario amministrativo è oggetto di una duplice imputazione potenziale: quella di essere poco solerte, e dunque di essere tacciato come il colpevole della mancata attuazione del Pnrr, e quella della condanna penale appena mette mezzo piede fuori dal sentiero stretto che gli si para davanti. Cornuto e mazziato, come si dice”.

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  • Valerio Valentini
  • Nato a L'Aquila, nel 1991. Cresciuto a Collemare, lassù sull'Appennino. Maturità classica, laurea in Lettere moderne all'Università di Trento. Al Foglio dal 2017. Ho scritto un libro, "Gli 80 di Camporammaglia", edito da Laterza, con cui ho vinto il premio Campiello Opera Prima nel 2018. Mi piacciono i bei libri e il bel cinema. E il ciclismo, tutto, anche quello brutto.