Nomine

Chat Gdf. Meloni e Giorgetti vogliono "provare" De Gennaro alla guida delle Fiamme Gialle

Carmelo Caruso

Manca ancora la nomina del capo della Guardia di Finanza. La guida passa al numero due di Zafarana. Ma il corpo si spacca tra veleni e delusioni. Giovedì il Cdm

Dite voi se si sceglie così un comandante generale della Gdf. Meloni e Giorgetti si sono inventati la “nomina a rate”. Hanno chiesto all’attuale numero due della Gdf (Andrea De Gennaro) di fare oggi il passaggio di consegne con il suo vecchio numero uno (Zafarana). Il numero due diventa dunque numero uno, come vuole natura, ma lo diventa senza la nomina del governo, lo diventa in automatico, lo diventa a tempo perché non si esclude che possa essere sostituito con un altro. Come può essere rispettato un capo se ha solo il prete a fianco, ma non ha la corona in testa? Meloni e Giorgetti, per impreparazione, sottovalutazione, e divisione, hanno “congelato” la nomina delle Fiamme Gialle. L’atteso Cdm che avrebbe stravolto il comparto sicurezza (nomina del nuovo capo di Gdf, Fiamme Gialle e Polizia) non c’è stato e non è detto che si terrà. E’ previsto giovedì.

 
Ieri, Zafarana si è sposato (suo testimone, Giuseppe Lasco, ex Gdf e condirettore di Poste) e il 10 maggio sarà nominato presidente di Eni. Mentre si scrive, sia Tajani e Salvini, alle agenzie, garantiscono che la nomina del nuovo capo della Gdf arriverà al prossimo Cdm.  Non si capisce però come arrivi dato che il ministro interessato, Giorgetti, vola in Giappone, mentre Crosetto, altro ministro che deve concertare la nomina con Giorgetti, pure lui, sarà fuori. Non hanno l’accordo. L’altrove, in questo caso è l’esotico, un modo per prendere tempo. Meloni ha già scelto De Gennaro. Giorgetti preferisce Sirico. Entrambi hanno concordato: “E se rimandassimo?”. Devono essere evidentemente scossi dalle loro ultime scelte, in particolar modo da Enel, e vogliono ora sperimentare la nomina “soddisfatti o rimborsati”. L’idea è fare partire De Gennaro, per poi decidere se sostituirlo, o confermarlo. Ed è chiaro che, entrambi, devono avere un’idea naif della Gdf. Lo ha spiegato bene Maurizio Leo, il viceministro dell’Economia, quando ha dichiarato che “i candidati a succedere a Zafarana sono almeno 14 e tutti loro sono meritevoli”. De Gennaro è fratello di Gianni, uno che può vantare un altro cavallo di razza come Vittorio Pisani, vicedirettore di Aisi.

 

Se De Gennaro dovesse prendere la guida della Gdf, e Pisani fare il capo della Polizia, tanto vale (è questa l’obiezione della Lega) chiamare al governo anche De Gennaro, Gianni (e Meloni ci aveva pensato). Al governo i più avveduti, temono ora la reazione di un corpo potentissimo. Una nomina non riconosciuta può scatenare gli altri tredici candidati che, va ricordato, su mandato dei magistrati, perquisiscono, intercettano, indagano. Zafarana lascia infatti una “famiglia” dove la competizione è altissima anche a causa della sua precedente nomina. E’ arrivata in giovane età e, di fatto, ha paralizzato le aspirazioni di una generazione. Oggi la Gdf sembra la Rai. I candidati sono scesi nell’agone. Spediscono lettere di precisazioni ai quotidiani, minacciano querele come i deputati. E’ la cifra di un clima avvelenato che questa nomina non fa altro che esasperare. Come può pensare un governo di eluderla, come si può pensare che per mettere d’accordo Meloni-Mantovano e Giorgetti, il miglior modo è scegliere di non scegliere? Mentre il governo segue il metodo della “nomina a rate”, nella Gdf si sono già assemblate tre correnti. Una è quella della continuità ed è composta da Sirico, Buratti e Francesco Greco, il nome sorpresa. E’ il cognato di Francesca Quadri, l’attuale capo del Dagl, del governo Meloni. E’ la funzionaria che scrive e  rivede tutte le leggi del governo. Il partito della discontinuità è invece rappresentato da De Gennaro. La terza corrente è quella degli outsider. Sono Carbone, Cuneo e Gibilaro. Ripetiamo. Quattordici candidati. Su quattordici, il governo, al momento, non riesce a selezionarne uno. Sta “esponendo” il suo numero due, ma senza incoronarlo. Tredici candidati sono già delusi da questo metodo. Al governo non resta che  provare con ChatGpt/ChatGdf. 

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio