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l'intervista

Alfieri (Pd): “Dimissioni Moratti? In Lombardia ora apriamo ai moderati, a partire da Calenda”

Luca Roberto

"Il passo indietro dimostra che non esiste il centrodestra. Sta a noi adesso costruire un'alternativa credibile. Ripartire dall'ex sindaco di Milano? Nessun veto, ma per noi meglio puntare su Carlo Cottarelli". Parla il senatore dem

Le dimissioni di Letizia Moratti certificano la fine del centrodestra, che oramai, sia a livello locale che nazionale, ha virato a destra. Sostenerla alla presidenza della regione? Stiamo lavorando in un’altra direzione. La priorità del Pd deve essere quella di allargare la coalizione, senza veti. Se scegliessimo di andare da soli saremmo degli irresponsabili”. Il senatore del Pd Alessandro Alfieri il passo indietro della vicepresidente e assessore al Welfare della Regione Lombardia lo legge come un segnale politico i cui effetti si vedranno ben oltre il Pirellone. “Ho massimo rispetto per la sua scelta. Chiedo solo: perché dimettersi solo adesso? Meglio tardi che mai, ma le avvisaglie di una svolta sovranista a destra c’erano già tutte e da tempo”, dice il coordinatore nazionale di Base riformista. Da lombardo, Alfieri è uno dei dirigenti dem più interessati a mettere in campo un percorso che porti alle elezioni della prossima primavera. E che abbia l’ambizione di contendere la regione dopo un trentennio incontrastato del centrodestra. Si riparte dalla Moratti? “Ripeto. Siamo impegnati in un’altra direzione. Credo che la discussione sui nomi dovrà seguire quella, prioritaria, sui contenuti e sulla possibilità di costruire una coalizione credibile. Ma mi permetto solo di segnalare che ci sono profili più adatti per allargare la coalizione, che non hanno una provenienza di centrodestra. Sindaci o esponenti istituzionali di valore che possano unire sinistra riformista e moderati. Penso ad esempio ad una figura come Carlo Cottarelli, visto che la materia economica, così come quella sanitaria, saranno le sfide su cui ci impegneremo in campagna elettorale”.

 

Secondo Alfieri, le dimissioni dell’ex sindaco di Milano segnano un punto di svolta. “Perché ora sta a noi costruire un’alternativa che tenga insieme i moderati e la sinistra riformista”. Vaste programme. Come si fa? “Innanzitutto riconoscendo che la campagna elettorale è finita. Si sono commessi degli errori, la rottura del patto da parte di Calenda è stato uno di questi. Ma non possiamo continuare a rivolgerci al passato, guardiamo al futuro. Costruiamo un percorso comune a partire dal lavoro nelle istituzioni, per esempio facendo un’opposizione puntuale alle misure identitarie del governo Meloni. Perché se in Lombardia vogliamo essere della partita, qualsiasi tentativo di restringere la coalizione sarebbe un errore imperdonabile”.

Nelle parole dell’esponente dem non fa capolino l’ansia di volersi appropriare di una “risorsa” come la Moratti, verso cui sta rivolgendo le sue attenzioni ad esempio il Terzo polo.  “Ripeto, la discussione non può partire dai nomi. C’è da indicare una strada che sia coerente, dobbiamo andare oltre l’idea di  auto sufficienza del Pd . Porre veti non è mai stato il nostro metodo”. Il Partito democratico, azzoppato da un percorso congressuale che arriverà a compimento proprio a ridosso della scelta dei candidati alle regionali, non rischia di avere una vacanza di leadership per prendere decisioni così importanti? “Ma abbiamo un segretario pienamente in carica – risponde il dem lombardo –. E mi pare che sul territorio ci siano figure capaci di gestire la partita. Il vero obbligo è non chiudersi in se stessi. Rischieremmo di perdere questa occasione senza averci nemmeno provato. Se non ora, quando?”.

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