(foto Ansa)

l'intervista

Marcello Pera: “Sì alla Bicamerale con Calenda vicepresidente”

Luca Roberto

Parla l'ex presidente del Senato, eletto con Fratelli d'Italia. "Servono riforme condivise, le opposizione facciano la loro parte. Meloni? Sarà una leader moderata. Dai nostri alleati internazionali nessuna ostilità verso di lei"

Certo che la Bicamerale è un’idea percorribile. La vera domanda però va rivolta all’opposizione: ci state a discutere serenamente con noi di riforme, a disegnarle insieme?”. Il prof. Marcello Pera è tra i più autorevoli neoeletti in Parlamento, nelle file di Fratelli d’Italia, a maneggiare l’argomento. Ex presidente del Senato, ha chiaro il percorso, spesso tortuoso, per riformare la Costituzione. “Il semipresidenzialismo? Nulla di eversivo. Basterebbe prendere spunto dal lavoro della commissione D’Alema che lo approvò nel ‘97”. Anche la replica di quello schema lo convince: Carlo Calenda sarebbe perfetto come vicepresidente della nuova commissione? “Assolutamente sì”, sostiene Pera. “Però lo stesso leader di Azione la smetta, per favore, di dire che il semipresidenzialismo è una fesseria”.

Gli esempi di insuccesso, quando si parla di commissioni bicamerali, non mancano. La Bozzi, la De Mita-Iotti. La D’Alema, per l’appunto. Perché mai questa volta dovrebbe funzionare? “Anzitutto, serve un accordo per capire se c’è disponibilità da parte delle forze politiche”, ci tiene a ribadire il professore che la destra indicò nella rosa dei papabili presidenti della Repubblica. “La Bicamerale non è l’unica soluzione. Già dieci anni fa proposi un’Assemblea costituente, che avrebbe tempi più certi. Ma insomma, al di là dello strumento, bisognerà muoversi da subito. I problemi non possono più essere negati. L’instabilità dei governi, l’inefficienza del bicameralismo perfetto, le confusioni di un regionalismo mal disegnato, così come un ordinamento giudiziario costituzionale poco coerente, sono mali noti a tutti”.

 

Calenda, Renzi e gli esponenti del Terzo polo hanno già manifestato una certa disponibilità a sedersi al tavolo. “Ed è positivo. Nel 2016 feci campagna elettorale a favore del referendum costituzionale. Io varcai il corridoio. C’è qualcuno che è disposto a fare altrettanto? Anche la sinistra e il M5s dovranno dire cosa intendono fare. Non chiediamo che le opposizioni si dividano, piuttosto un loro contributo, che non si rifugino sull’Aventino”, dice l’ex esponente di Forza Italia. Ma, facciamo notare, il dialogo con il centro si esaurirà alle sole riforme costituzionali? “Dalla revisione del reddito di cittadinanza alle leggi sul lavoro, al  fisco, sono tanti i punti su cui è possibile qualche convergenza”, è la lettura di Pera. “Dipende se vorranno giocare una partita di carattere ideologico, o se invece vorranno mantenere un clima di opposizione che si confronta”.  

Di certo c’è che in campagna elettorale, pure per Renzi e Calenda,  Meloni rappresentava il male assoluto: il sovranismo, il populismo anti europeo. Anche se forse non con le argomentazioni della stampa internazionale, che ha già preso a parlare di ritorno del fascismo. “Ho grande rispetto dei giornalisti, ma credo che tantissimi corrispondenti che vivono da noi capiscano poco del nostro paese. Preferiscono apprezzarlo a tavola”, scherza Pera. “La questione fascismo è semplicemente ridicola. Meloni ha vinto manifestandosi come una forza tranquilla che vuol fare una rivoluzione moderata. Metto insieme parole che, a sinistra, furono di Mitterand. Trovatemi un solo appiglio che giustifichi tutto questo parlare di autoritarismo. Ha fatto una campagna elettorale sobria, nessuna delle sue proposte è sconvolgente. Sarà una premier responsabile”.

Il dilemma è se però la leader di FdI manchi del credito internazionale del suo predecessore. Se insomma siano indicative le parole del presidente americano Joe Biden che durante un evento dei democratici ha ammonito i suoi: “Vedete cos’è successo in Italia?”. “Ma quelle sono dichiarazioni elettorali che si rivolgono alla base, impegnata nelle elezioni di mid-term”, spiega l’accademico di estrazione liberale. “Fratelli d’Italia ha una posizione identitaria legata all’occidente, all’atlantismo. Non credo ci possa essere alcuna ostilità pregiudiziale nei confronti di Meloni, neppure a livello europeo”.

Fatto sta che se si parla di riforme è anche perché l’auspicio è che il governo sia di legislatura. Non la preoccupano le tensioni sempre latenti tra Salvini e Meloni? “L’appoggio esterno della Lega è un’ipotesi che non voglio nemmeno considerare. Come farebbero i governatori del nord a giustificare al proprio elettorato eventuali scossoni all’interno della maggioranza? Abbiamo preso un impegno, dobbiamo governare garantendo stabilità, che è anche il motivo per cui l’elettorato si è espresso in maniera così chiara”. La prossima volta si andrà a votare per il capo dello stato? “Il nostro obiettivo è portare a casa i  risultati che abbiamo promesso. Gli altri ci dicano se ci stanno”. Mattarella non si tocca? “E’ un’ovvietà che non andrebbe nemmeno ripetuta”.