(Foto di Ansa) 

Le nomine

Scoperta la vera passione di Gualtieri: le nomine. Quadruplica i dirigenti all'Auditorium

Salvatore Merlo

L'istituzione culturale ha approvato una nuova governance: più dirigenti e più uffici. Ma i veri problemi di Roma, come i rifiuti, gli incendi, la mobilità, sembrano non interessare il comune

Poiché a Roma com’è noto non funziona praticamente più nulla, dalla metropolitana agli autobus, dalla nettezza urbana alla banale richiesta d’una carta di identità (l’ultima è che i vigili del fuoco non possono spegnere gli incendi: non hanno l’acqua), ecco che in Campidoglio devono essersi guardati in faccia. Affannosamente. Con allarme. Ma non perché devono aggiustare quello che non funziona. Ingenui. Il cruccio riguarda il vero grande talento del centrosinistra romano: dov’è che possiamo fare un po’ di nomine? Dov’è che possiamo piazzare un po’ di gente? All’Atac non si può, l’abbiamo già riempita a suo tempo. L’Ama è praticamente fallita e manco raccoglie la monnezza... Panico.  E allora bisogna proprio immaginarseli tutti questi signori, ovviamente del Pd, mentre in comune, intorno al sindaco Roberto Gualtieri, scartabellano documenti, bilanci, faldoni impolverati alla ricerca di qualcosa che ancora funzioni nella capitale più sfasciata dell’emisfero occidentale. Il mio regno (anzi la mia sindacatura) per qualcosa che non sia decrepito. Fino all’epifania. L’eureka. Trovato! Ecco cosa funziona a Roma: l’Auditorium. La struttura culturale che ospita concerti, fiere ed eventi. Accidenti, si sono detti in comune.

 

L’Auditorium ha addirittura il bilancio in attivo. Stupendo. Incredibile. Dunque? Dunque, sai che facciamo? Prendiamo l’atomo dell’Auditorium e lo dividiamo in quattro. Lo spremiamo. Quadruplichiamo tutto. Dai dirigenti alle scrivanie, dai dipartimenti alle segretarie. E poi ovviamente facciamo uno a te e uno a me, come al solito. Come al Palaexpo, per esempio, altra partecipata del comune, dove nel cda questa settimana sono entrati preferibilmente gli ospiti della festa di compleanno di Goffredo Bettini. E allora ecco fatto. Puff. Notizia del Foglio: il cda della fondazione che governa l’Auditorium ha approvato una nuova governance. La sana e snellissima istituzione culturale che funzionava bene con un solo amministratore delegato, adesso avrà ben quattro dirigenti. Quello che prima faceva uno, ora lo faranno in quattro. Quattro figure dirigenziali (300 mila euro circa gli stipendi) a capo di quattro nuove e certamente indispensabili “unità funzionali di coordinamento con poteri di firma e di spesa”. Non solo. Quanti uffici ci sono all’Auditorium? Tredici. Troppo pochi. Entro fine anno saranno ventuno.

 

Uno dei nuovi uffici si chiama “budgeting” e si affianca misteriosamente al già esistente ufficio “finanze e bilancio” a riprova forse che in Italia l’inglese è quasi sempre l’anticamera della patacca. E poi, ovviamente, non ci vuoi infilare dentro anche due “comitati” speciali? E i corsi di formazione? Ma sì. Abbondiamo. A ciascuno un ufficio, a ciascuno un pezzettino di potere. L’invenzione del posto di lavoro, che ovviamente complica ciò che era semplice. Ma l’imperativo è saziare. Non le mille “correnti” del Pd, quello è un termine prosaico, volgare, loro infatti preferiscono chiamarle “aree culturali”. Ecco. I grandi maestri dello spezzatino clientelare, da Lauro a Gaspari a Gava, erano all’incirca dei novellini a confronto. Impallidiscono di fronte alle “aree culturali” del Pd. D’altra parte, ogni tanto, a quelli gli scappava pure di concedere qualcosa anche a chi non contava niente. Fessacchiotti. Alle “aree culturali” non scappa nulla. Insomma, come ben si capisce, a Roma ci vorrebbero due inceneritori. Uno per la monnezza stradale, e uno per quest’altro genere di monnezza.

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.