(Foto di Ansa) 

L'intervista

Bonetti: “Adesso basta litigi, la bussola del centro è il metodo Draghi”

Valerio Valentini

"Riformismo, Europa, diritti, impresa: c’è un’agenda, usiamola per avanzare e non per bloccare il paese." Parla il ministro della Famiglia, che apprezza la scelta di Luigi Di Maio di rinnegare il populismo del M5S

Che poi uno non ci pensa mai, ma forse, avendo esperito ogni possibile analisi politica, tocca convenire che magari il problema è l’eccesso di testosterone. Tutti maschi, lì al centro. E tutti che litigano. “Un approccio femminile non solo serve: è decisivo. L’ascolto dell’altro nella fermezza delle proprie convinzioni; uno sguardo di prospettiva e però concreto. E poi finalmente un lessico moderato, meno urlato, non agonistico, efficace”. E però, oltre alla sua sensibilità di donna, Elena Bonetti, ministro della Famiglia, ci tiene a offrire il suo approccio da donna di scienze. “E’ un metodo, quello che occorre adottare per fare il centro. Un metodo già sperimentato, e che funziona: quello della sintesi progressiva. Insomma, il metodo Draghi”. 
Questo, dunque, dovrebbe essere anzitutto l’obiettivo dei molti aspiranti leader del centro: “Dare stabilità al metodo Draghi. Usarlo come una bussola: dare corpo a una proposta pragmaticamente riformista”, spiega la ministra, esponente di Italia viva. Sintesi progressiva, si diceva. “E’ il metodo adottato dal presidente del Consiglio in questo anno e mezzo. Un’azione riformatrice che ricomprende tutte le istanze per produrre di volta in volta la soluzione più avanzata, rinunciando all’approccio della ‘somma zero’, per cui, come è avvenuto in passato, si è bloccato il paese con i veti incrociati e lottizzando i temi ideologicamente. Qui c’è una visione organica, che certo impone dei compromessi, ma sempre nell’ottica di un avanzamento. Vale per le politiche familiari e di genere come per la legge sulla Concorrenza, che da troppi anni non vedeva la luce. Vale per il catasto e per il fisco, finora considerati immodificabili”.


Insomma il centro dovrebbe ereditare questo metodo. “E rinunciare, tutti, alla tentazione di risolvere i problemi nel tatticismo. Un ipotetico centro interessato a guadagnare spazio negoziale oscillando ora verso destra ora verso sinistra non serve. Serve invece un centro che detta l’azione politica, e che lo faccia con spirito inclusivo. Il veto come strumento di definizione della propria identità – non voglio stare con te così posso dimostrare meglio chi sono io – non funziona”.
Frecciata, questa, che pare indirizzata a Carlo Calenda. A cui pure Bonetti deve una certa gratitudine, per così dire: nel senso che il leader di Azione, spesso prodigo di malignità verso la truppa di renziani, riserva invece a questa quarantottenne docente universitaria di Analisi matematica, complimenti e lusinghe. E’ lei dunque la mediatrice possibile? “Che si riconosca la qualità del proprio lavoro fa piacere, ma non rende ragione alle intelligenze dei protagonisti ridurre il racconto del confronto politico al piano dei personalismi. Serve invece costruire una comunità, e Italia Viva c’è, e serve un enzima aggregante”.
E Beppe Sala può esserlo? (s’era detto basta uomini, in effetti, ma vabbè). “Sala è un ottimo sindaco, una persona coerente e capace. Ma non bisogna interrogarsi su chi sia l’uomo, o la donna, in grado di risolvere i problemi. L’aggregazione delle forze del centro avviene se è chiara la prospettiva verso cui ci si muove”. Tracciamola, questa prospettiva. “Riformista, s’è detto. Che incentivi gli investimenti e la ricerca, che aiuti la fiducia degli imprenditori, che rinnovi la centralità di diritti e opportunità. Con l’Europa come dimensione naturale del nostro sviluppo”. Aperta a tutti, quindi? “No. Niente estremismi, nessuno spazio per  il sovranismo. Chi investe nella paura si autoesclude”.


Un’affermazione che, horribile dictu, troverebbe il plauso anche di Luigi Di Maio. “Io ho apprezzato il coraggio del ministro degli Esteri nel rinnegare l’approccio populista che ancora connota il M5s di Conte. E del resto non credo sia un caso che chi sta al governo a più diretto contatto con il presidente Draghi, sta maturando posizioni sempre più distanti dalle pulsioni estremiste dei rispettivi partiti”.
Pragmatismo riformista possibile anche sul piano dei diritti? “Lo spero davvero. Sullo Ius scholae non deve riproporsi l’approccio ideologico, polarizzato e statico, che portò all’affossamento del ddl Zan. E’ una misura necessaria, dialoghiamo e approviamola senza cedere agli slogan di chi vuole aizzare l’ennesima polemica”. Poi c’è il salario minimo. “Stesso discorso. Noi non dobbiamo avere come obiettivo la validazione di uno slogan, ma un progresso reale: e cioè la tutela della dignità del lavoro e il rinnovo di un patto sociale che certe proposte troppo sbrigative mettono a rischio. La contrattazione è uno strumento fondamentale, non può essere aggirata”.

Di più su questi argomenti:
  • Valerio Valentini
  • Nato a L'Aquila, nel 1991. Cresciuto a Collemare, lassù sull'Appennino. Maturità classica, laurea in Lettere moderne all'Università di Trento. Al Foglio dal 2017. Ho scritto un libro, "Gli 80 di Camporammaglia", edito da Laterza, con cui ho vinto il premio Campiello Opera Prima nel 2018. Mi piacciono i bei libri e il bel cinema. E il ciclismo, tutto, anche quello brutto.