Il racconto

Grillo adesso sarebbe pronto a mollare Draghi. E ribadisce il no al terzo mandato

Lontano ormai dai palchi l'ex comico si diverte a portare in scena il teatro dell'assurdo quando piomba nella capitale

Simone Canettieri

Il Garante cambia idea di continuo. In Senato i contiani dubitano di lui: "E' ossessionato dal premier". Anche l'Avvocato del popolo ora sarebbe pronto a portare il M5s fuori dal governo. Scene da un caos

“Certo!!!”. Beppe Grillo riesce a dire tutto e il suo contrario. E’ un pendolo. Oscilla di qua e di là. Dipende dall’interlocutore. “Certo, che valutiamo l’appoggio esterno al governo”, dice ai deputati in mattinata. Ma anche “certo che sosteniamo Mario Draghi”, ribadisce agli sventurati cronisti  nel Tempio di Adriano. Il garante che vuole far sempre vedere chi comanda nel M5s, anche adesso che la reggia è diventata un bilocale, si esibisce nell’ultimo show: il teatro dell’assurdo. Sì, no, forse, vediamo. Anche dalle parti di Giuseppe Conte, alle prese con un padre nobile imbizzarrito come un ronzino, aprono le braccia: “E’ fatto così”. E dunque l’ultima, che poi sicuramente sarà la penultima, è questa: no al terzo mandato, sì all’uscita del M5s dal governo, sì alla deroga per Giancarlo Cancelleri alle primarie in Sicilia.  

Lo show di Grillo, rito imbolsito, parte sempre dall’hotel Forum (qui alloggia anche Alfonso Bonafede) e da dove dà il buongiorno alle telecamere esibendo una banconota falsa da 1.000 euro. Siparietto ormai stanco: lo mise in scena cinque anni fa a Rimini quando incoronò Luigi Di Maio capo politico del M5s.

Altri tempi. “Io manco la do questa al mio giornale: ormai è vecchia, che noia”, racconta un collega. Cosa abbia in testa il fondatore del M5s nessuno lo sa. Sembra tener duro sulla regola dei due mandati, questo sì: “Non ci sarà nemmeno il voto online”. Lo dice ai deputati novelli rimasti che si godono l’uscita di scena dei veterani. Lo spiega con una battuta anche a Bonafede: “Tornerai a fare l’avvocato, ma anche il prof. della nostra scuola”. Le agenzie di stampa sono costrette a battere l’eterno zigzagare del garante del M5s. Solo il giorno prima aveva blindato Draghi spiegando “che ci serve stare al governo perché così se ho una cosa da chiedere riesco a ottenerla”.

L’indirizzo opposto di Conte, riflessivo fino quasi alla paranoia, a cui però ora converrebbe staccare la spina. L’agenda promette forti emozioni in Senato, dopo pranzo, dove i contiani stanchi sono la maggioranza. Ecco, nei capannelli della Sala Garibaldi si raccolgono voci di una ferocia bestiale contro il vecchio capo. “Nelle nostre chat e bacheche Facebook, gli attivisti ci scrivono che Grillo sta con Draghi solo per far assolvere il figlio dal processo. Sarà così?”.

Anche qui tutto si mischia: il sospetto, il caos, l’improbabile, il ruolo di Conte che fatica a incidere, la nuvola di tricche tracche in cui è avvolto l’ex comico. “Dobbiamo uscire: termovalorizzatore, salario minimo, superbonus, decreto Armi. Le occasioni non mancheranno: così siamo morti, serve anche un nuovo simbolo”, dice Gianluca Ferrara, vicecapogruppo del M5s a Palazzo Madama. Un altro big contiano di peso si sfoga chiedendo l’anonimato perché poi alla fine “Beppe è sempre Beppe, ma non ce la faccio più”. Cosa succede, senatore? “E’ ossessionato da Draghi. Non si sa perché. E continua a distanza di un anno a voler comandare.

Povero Conte. Beppe voleva i soldi, glieli abbiamo dati, ma non è cambiato nulla”. Andrea Cioffi è un altro abbastanza scoraggiato. Scusi, ma lei con chi sta? “Siamo qui, siamo là: siamo gli ultras”. Cupio dissolvi nell’aria. Ma attenzione, è arrivato. E per l’ennesima volta, Grillo si è fatto dare una cravatta dai commessi, altrimenti non sarebbe potuto entrare. Al collo indossa una specie di tovaglia orribile a righe gialle e marroni. Sembra divertito dalla situazione: “Vi piace la mia nuova cravatta?”.

Intanto le truppe di Di Maio – che in Senato sono alla ricerca di un simbolo per formare un gruppo proprio – fanno sapere di essere rinati. Come D’Annunzio dicono di essere andati “verso la vita”. Spunta Vincenzo Presutto: “Beppe rimane un grande, ma ha deciso di lasciare il M5s a Conte. Dunque ciao, ciao”. L’altra notte i parlamentari di “Insieme per il futuro” si sono incontrati per una festicciola in un locale in zona Ostiense: “Luigi è uno che ci saluta e ci risponde al telefono, e l’altra sera ha parlato con ciascuno di noi”. Cocktail e party per i dimaiani: a far la scissione, comincia tu!

 

A Palazzo Madama Grillo è costretto a dar ragione a chi gli dice: basta, andiamocene. Spunta la parola magica: appoggio esterno, via la delegazione dal governo. L’anziano leader la trova un’ipotesi “da valutare”, salvo smentirsi con profondo divertimento qualche ora dopo. Domenico De Masi intanto rivela a “Un giorno da pecora”: “Grillo mi ha detto che quando gli telefona Draghi lo fa per parlargli male di Conte”. Le dichiarazioni del sociologo, che in passato paragonò Di Maio a Gesù o forse viceversa, vengono usate dal giro di Conte per “parlare di piano inclinato, di rapporto logoro con Palazzo Chigi, di una regia del premier dietro la scissione: ce ne andremo”. Ma quando? Intanto bisogna aspettare che ne se vada Grillo dalla capitale. Forse già oggi pomeriggio.
   

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.