Buffonate

Salvini nel pallone. Venerdì citava Medvedev su “pace” e “dialogo”. Ma quello aveva già minacciato l'Atomica

Salvatore Merlo

Gli occidentali sono “bastardi degenerati”, e farà di tutto “per farli sparire. Li odio”. Così ha detto l'ex presidente della Russia, che il 23 marzo aveva parlava di bomba nucleare contro l'Europa. Ma per il leghista va ascoltato, in quanto “la via del dialogo e della diplomazia per il ritorno alla pace è quella giusta"

Gli occidentali sono dei “bastardi degenerati”, e lui farà di tutto “per farli sparire. Li odio”. Così ha detto oggi Dmitri Medvedev, ex presidente della Russia, braccio destro di Vladimir Putin. Un tipo niente male. Ma ora: indovina indovinello. Chi sarà mai quell’uomo politico italiano (indizio: è uno sempre sul pezzo),  che appena venerdì scorso in pratica citava Medvedev tra i costruttori di pace? Chi è quel politico secondo cui Medvedev va ascoltato in quanto  “la via del dialogo e della diplomazia per il ritorno alla pace è quella giusta, e io continuerò a percorrere a testa alta questa strada per il bene dell’Italia”? Potrebbe certamente averle pronunciate chiunque queste parole, ma per sapienza del destino, chissà perché, è stato proprio lui: Matteo Salvini. E a questo punto ci sono da dire almeno tre cose.

 

La prima, la più ovvia, è che purtroppo l’ex indipendentista padano e quasi ex sovranista europeo non ne azzecca più una. Il che da un certo punto di vista è sorprendente, visto che ne fa e dice almeno cento al giorno. E dunque il calcolo probabilistico sarebbe  tutto a suo favore. La seconda cosa da dire  è che Medvedev non è impazzito ieri, ma parlava già così anche prima.  Il senatore Salvini però non deve essersene accorto. Altrimenti avrebbe notato che il 23 marzo quello minacciava l’uso dell’atomica in Europa. Poi il 18 aprile evocava per noi, nell’ordine:  il collasso economico, l’iperinflazione e un’invasione di profughi-criminali. Infine il 13 maggio diceva pure che “gli europei squittiscono e affogano nella saliva della russofobia”. L’uomo del dialogo. E qui siamo arrivati alla terza cosa da dire. Ovvero che l’intempestività di Matteo Salvini si presenta ormai in forma di revival, dalla Polonia fino all’ideone  d’un piano di pace in tre punti congegnato con quel galantuomo di Sergey Razov. In termini clinici:  ipercinesi circolare compulsiva. Talmente è ripetitivo, che Salvini sta conquistando per sé il ruolo sacro del “buffone”. Non è un insulto, attenzione. Trattasi di figura storica e letteraria.   Da Yorick in poi. Quel ruolo che comporta eccessi farseschi, sgangheratezze… e la totale impunità.

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.