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Salvini: "Mascherine ai seggi? Un bavaglio". L'ultimo complotto della Lega, che fa ricorso al Tar
Elezioni e lezioni. Parte la campagna social del Carroccio contro l'obbligo di indossare la mascherina per votare e per andare a scuola. Il leader del partito mette in mezzo i giudici: "C'è un clima di censura". Borghi deposita un'interrogazione per Speranza
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13 JUN 22
Ultimo aggiornamento: 12:07 PM

#Noalbavaglioalvoto. È questo l’hashtag dell’ultima polemica targata Lega e si riferisce alla contrarietà del Carroccio alla disposizione che prevede l’obbligo di mascherina per tutti gli elettori che voteranno il 12 giugno, quando saranno chiamati a esprimersi non solo sulle amministrative ma anche sui referendum sulla giustizia promossi dalla Lega.
Le polemiche della Lega vanno nella direzione del complotto, ordito per affossare i referendum. Quando in realtà i primi a insabbiare i quesiti referendari sono stati proprio i leghisti, che prima li hanno proposti e poi non ne hanno più parlato. Lo stesso Salvini, forse conscio del fatto che non si raggiungerà il quorum e quindi spaventato dall’ennesima sconfitta, ha sempre preferito glissare sul tema: “I primi cinque titoli dei tg sono sulla guerra, il sesto sul Covid, il settimo sulle bollette. Parlare di separazione delle carriere dei magistrati è difficile: per questo preferisco parlare di casa, di risparmi e magari flat tax”. È quantomeno ironico, però, parlare ora di complotto e incolpare l’obbligatorietà delle mascherine per il probabile insuccesso del referendum. Visto che dal 16 febbraio, giorno in cui la Corte costituzionale ammise i cinque quesiti referendari, il segretario leghista non li ha quasi mai sostenuti pubblicamente.
L'equilibrismo leghista sulle questioni sanitarie e pandemiche non è nuovo. A fine 2021, per esempio, il Carroccio aveva annullato la grande assemblea programmatica a seguito del varo del super green pass (avallato anche dalla Lega). Motivazione: “Garantire a tutte le persone invitate la possibilità di partecipare. È una scelta di rispetto, in particolare per militanti e amministratori locali, alla luce delle decisioni del governo”. Il tempo passa ma le polemiche rimangono - più o meno - le stesse.
I leghisti dimenticano infine un particolare: esercitare il proprio voto è un diritto. Di conseguenza un cittadino fragile o immunodepresso può decidere di non andare allo stadio o di stare all'aperto dove il rischio è minore, può scegliere di non andare al ristorante o altrove, può chiedere a qualche amico o parente di andare alle poste o al supermercato, ma non può mandare qualcuno altro a votare (al chiuso) al posto suo.