Il colloquio

Conte: "Il Pd sta cambiando rotta sulla guerra? Ora faccia altrettanto sull'inceneritore"

Simone Canettieri

Il capo del M5s al Foglio: "Se davvero avessero cambiato linea sul conflitto e sugli Usa sarebbe una notizia dopo le reazioni irritate nei nostri confronti. Mi auguro la stessa rielaborazione anche sul termovalorizzatore a Roma"

Cerchi Giuseppe Conte, trovi John Fitzgerald Kennedy. Con tanto di citazione: “Ogni obiettivo raggiunto comincia con la decisione di provare”. Dettaglio gustoso. Il presidente del M5s da ieri ha messo la foto e una citazione dell’iconico presidente Usa sul suo profilo di WhatsApp (magari, avrà pensato, così la piantano di darmi dell’antiamericano: beccatevi questo Jfk purissimo).

L’ex premier grillino è in viaggio verso Venezia. E’ atteso all’università Ca’ Foscari per parlare di come gestì il Covid. Che tempi, altri tempi. Adesso l’emergenza è un’altra: la guerra in Ucraina. Negli ultimi giorni il Pd, l’alleato con cui Conte è in piena competizione, sembra aver corretto un po’ la rotta sul conflitto. L’ex ministro Graziano Delrio ha detto domenica alla Stampa che “Draghi dovrebbe dire a Biden di abbassare i toni e che insomma le armi sono tutte pericolose”. Anche il segretario Enrico Letta – in un’intervista al Corriere – ha detto ieri, tra le altre cose, che “non dobbiamo farci guidare dagli Usa, l’Europa è adulta questa guerra è in Europa e l’Europa deve fermarla”.

Insomma, presidente Conte, crede che il Pd stia ammorbidendo la posizione  per inseguire il M5s? “Il Pd viene sulle nostre posizioni su guerra e armi?”. Così parrebbe. “Questa è una notizia, dopo gli atteggiamenti irritati e infastiditi con cui hanno reagito nelle scorse settimane alla nostra posizione”.  

L’ex premier e i vertici del M5s pensano che le ultime dichiarazioni del Pd “siano dettate dai sondaggi, ma restano poco convinte”.

Letta da un po’ di tempo fa di tutto per non parlare di Conte. E Conte, al contrario, fa di tutto per scoprirlo a sinistra. Nelle rispettive riunioni riservate dicono cose affatto lusinghiere l’uno dell’altro. Li ha rovinati la guerra.  


Ieri mattina prima di partire per Venezia, il capo del M5s ha fatto un giro di colloqui informali con un po’ di big grillini. E a proposito della linea dem, sulla carta più sfumata sul conflitto, si sono dati una spiegazione di questo tipo: “Il Pd? Vuole solo rimediare al malcontento profondo che serpeggia nella loro base. Prima ci hanno insultato, ora fanno finta di venire sulle nostre posizioni. La loro linea sul riarmo, la loro linea iperatlantista schiacciata sugli Usa in realtà non cambia nella sostanza”.

E quindi insomma non se ne esce.

Conte alla fine è diventato un politico. E dunque gioca più parti in commedia. Da una parte è risentito per le critiche che gli sono piovute addosso in queste settimane dal suo alleato principale (“ci accusavano di posizioni a fini elettorali, invece le nostre erano e sono genuine”). Dall’altra non può non sottolineare che si è sentito lasciato solo dal Pd. Insomma l’ex premier e il gruppo dirigente grillino mettono in fila le ultime battaglie: il no all’incremento da subito delle spese militari e la richiesta a Draghi di riferire in Parlamento prima del viaggio in America per avere un chiaro mandato per lo stop all’escalation militare. “Dov’era il Pd?”.

Scusi Conte, ma non è che nel termovalorizzatore di Roma ci sta finendo l’alleanza rossogialla destinata a essere incenerita, fra guerra e rifiuti? L’ex premier non ha voglia di scherzare. E dice: “Come per la guerra, adesso confidiamo però che anche sul modo di declinare la transizione ecologica ci sia un processo interno di rielaborazione: anche qui c’è una distanza da colmare”. L’ex premier saluta. Sta per entrare a un seminario internazionale sulla gestione italiana della pandemia. Che tempi, che sofferenze, che dirette Facebook.     
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.