L'intervista

Parla Bonaccini: "Il campo largo esiste ancora. M5s alleati naturali del Pd. Ha ragione Letta"

"In maggioranza c'è già chi sta provando a essere contemporaneamente di governo e di opposizione. E non mi pare siano i 5 stelle”.

Carmelo Caruso

Il presidente dell'Emilia-Romagna difende le alleanze. Il Movimento? "Resta il più grande gruppo in Parlamento. Bisogna tuttavia guardare al centro". E sul proporzionale: "Attenzione a un sistema con liste bloccate"

La sorpresa: credono ancora nell’alleanza con il M5s. Il Pd non rinuncia al “campo largo”. Parla uno dei suoi dirigenti, il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. La prova? Presidente, il Pd non dovrebbe abbandonare questa chimera chiamata “campo largo”? “Non amo le definizioni, perché se le porta via il vento. Preferisco i fatti. Alle ultime amministrative il centrosinistra ha prevalso nettamente insieme ai 5 stelle. L’alleanza a trazione sovranista della destra è andata in frantumi, ma non ha perso il suo insediamento sociale ed elettorale”. Il M5s? “Alleati naturali”.


Presidente Bonaccini, è ragionevole cercare un’alleanza con un movimento di cui non si sa neppure chi è il leader? “Il M5s sta attraversando una fase difficile e io non entro nel loro confronto interno. Ma il percorso che hanno compiuto in questi due anni non mi è affatto indifferente”. E il loro populismo? “L’ho combattuto apertamente”. Quindi li rincorrete ancora? “Non sono stato d’accordo con chi suggeriva la continua rincorsa ai Cinque stelle, ma, se si confermasse l’evoluzione in chiave europeista e progressista, potrebbero essere nostri alleati naturali. In ogni caso sta a loro e non a noi decidere da quale parte stare. Restano tutt’ora il gruppo più grande in Parlamento e una forza importante della maggioranza che sostiene il governo”.

 

Una curiosità. Lei parla con Conte o con Di Maio? “Ho lavorato bene con Conte, sia da presidente di regione che della Conferenza delle regioni. Lo stesso faccio oggi con il ministro Di Maio su tanti progetti che valorizzano le tante eccellenze dell’Emilia-Romagna”. Sta confermando che alle prossime amministrative proverete, ancora, a fare liste uniche? “Gli accordi elettorali costruiti a tavolino portano solo alla sconfitta o ad alleanze destinate a franare alla prova dei fatti. Le faccio un esempio concreto: a Bologna, Ravenna e Rimini si è votato nello stesso giorno. Ebbene, nei primi due comuni abbiamo fatto l’accordo mentre a Rimini no; gli elettori hanno compreso e hanno eletto al primo turno tutti e tre i sindaci. E a Rimini, dove il M5s era contro di noi, non hanno eletto nemmeno un consigliere comunale”.

 

A lei il centro fa “schifo” come fa schifo a Carlo Calenda? “Anche qui uscirei dalle geometrie: esistono tanti cittadini moderati che non votano a sinistra ma che non si riconoscono nelle posizioni antieuropeiste e antiscientifiche che questa destra accarezza. Costruire un progetto a cui anche queste persone possano dare fiducia senza pretendere di iscriverli alla sinistra è possibile e necessario, se non vogliamo regalare il loro voto a Meloni e Salvini”.

 

Le ripeto, il Pd deve cambiare campo? Deve cominciare a confrontarsi con Iv e tutti i partiti che stanno provando a fare qualcosa di centro? “E’ a destra che stanno venendo a galla contraddizioni molto profonde, che covavano da tempo sotto il tappeto. Non credo che una ricomposizione profonda avverrà mettendo insieme piccole sigle parlamentari”. Conte, nei giorni del Quirinale, ha fatto l’avvocato libertino. Incontri con Salvini, fino al blitz sul nome della Belloni. E’ soddisfatto di come il Partito democratico ha gestito questo passaggio? “Il Pd ha mostrato senso di responsabilità e coerenza. I partiti di centrodestra hanno invece utilizzato il Quirinale come una sfida per la leadership al loro interno, col risultato di tornare al punto di partenza e deflagrare. Se oggi abbiamo al Quirinale Sergio Mattarella, la figura più autorevole del Paese insieme a Mario Draghi, lo dobbiamo innanzitutto alla sua generosità e disponibilità, ma anche al Pd e a Letta, che hanno mantenuto la barra dritta”. Il proporzionale? Lei è a favore? “La legge elettorale va cambiata con un accordo che sia il più largo possibile e non è comunque la panacea di tutti i mali. Ma nessuno pensi di proteggersi mescolando proporzionale e liste bloccate, perché bisogna rigenerare la natura rappresentativa del Parlamento e la sua funzione”.

 

Da presidente di regione ha denunciato il rischio del caro energia. Sembra un tema della Lega. Qual è l’agenda del Pd su questi temi. Non le sembra che esca poco? “E’ un’emergenza drammatica, uno tsunami che rischia di travolgere la crescita e il lavoro. Bisogna fare in fretta. Lo dico all’Europa: come per il Covid, occorre un’iniziativa a larga scala che spezzi la dinamica dei prezzi e metta al riparo il continente con infrastrutture, politiche di acquisto e garanzia di portata inedita. E lo dico al governo: serve un decreto adesso, con ristori e aiuti, ma anche con decisioni radicali sui quantitativi estraibili dai siti già autorizzati e sulle riserve strategiche”. Il M5s è la nuova Lega del governo Draghi, l’elemento di instabilità? “In maggioranza c’è già chi sta provando a essere contemporaneamente di governo e di opposizione. E non mi pare siano i 5 stelle”.

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.