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manovre quirinalizie

Letta lancia Riccardi per il Quirinale, mentre il centrodestra ha la Sindrome Michetti

Simone Canettieri

Domani si va verso la scheda bianca per entrambe le coalizioni. Il Pd gioca la carta Sant'Egidio. Salvini alle prese con le risse interne dopo la rinuncia del Cav.

Lunedì in bianco. Per la prima votazione del nuovo capo dello Stato l'indirizzo di rossogialli e del centrodestra è non indicare nessun nome sulla scheda. Lo ha detto Enrico Letta durante l'assemblea dei grandi elettori del Pd. Una riunione in cui ha parlato solo il segretario. Dando comunque una notizia: "Il mio profilo ideale è quello di Andrea Riccardi". Il fondatore della comunità di Sant'Egidio, la Ong di Trastevere, è la carta che Pd e M5s mettono sul tavolo per bloccare il candidato di centrodestra.

Nell'altro schieramento regna il silenzio e la tensione dopo la rinuncia di Silvio Berlusconi. Il fronte è spaccato: Giorgia Meloni non ha chiuso a Mario Draghi e fa sapere che non voterà Pier Ferdinando Casini. Elisabetta Casellati, presidente del Senato, al momento è data in ribasso dopo una giornata in cui Matteo Salvini ha cercato anche di capirne l'efficacia, numeri alla mano. Il boccino è nelle mani del leader Lega: oggi ha riunito i vertici del partito, i governatori e i delegati regionali. Tra i parlamentari del Carroccio serpeggia nervosismo: è l'unico partito che al momento non ha riunioni preparatorie. Forza Italia, spaccata in due dopo il passo indietro del Cav., continua ad assicurare che non voterà mai Mario Draghi.

 

Dal Pd non danno l'ipotesi premier tramontata. Anzi, informalmente tutti i big sarebbero pronti ad convergere sull'ex banchiere. Eccetto Dario Franceschini, che pende fra il Mattarella bis e la scelta di un nome politico. Letta lavora a un patto di fine legislatura. Segnale interpretato a Palazzo Chigi con molta speranza. Ma l'attenzione è su Matteo Salvini e sul centrodestra che sembra in piena sindrome Michetti. Nel senso di Enrico, il candidato simbolo della disfatta alle comunali di Roma. Al momento ci sono i veti e non i voti.

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.