Quirinale, la mossa del Cav. fa implodere il centrodestra. Meloni sta con Draghi

Simone Canettieri

Il no di Fi sul premier al Colle: "Resti a Chigi". Ma FdI si smarca: "Nessun veto".  Il boccino è nelle mani di Salvini, che ha una terna di nomi da presentare oggi a Letta

Si parte dal dopo Berlusconi per parlare di Quirinale. Il Cav., affaticato e consigliato dalla famiglia, non si presenta al vertice su Zoom con i leader e apre le acque del centrodestra. Rinuncia al sogno proibito: ritira la candidatura per il Colle. Ma non indica il nome. E nemmeno appare in video. Fa leggere a Licia Ronzulli la nota dell’alta resa. Quella del gran rifiuto, nonostante la tentazione dei numeri ballerini, ma comunque lusinghieri. Fa i conti con la realtà. E’ la notizia che tutti attendono, soprattutto Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Ma è il passaggio del Cav. sul “governo Draghi che deve andare avanti” a mandare in tilt il centrodestra. E’ la leader di Fratelli d’Italia, dopo un pasticcio di agenzie di stampa con Ignazio La Russa, ad aprire all’ipotesi dell’ex banchiere al Colle: “Nessun veto ed elezioni subito”. Forza Italia vive uno psicodramma: “Comunque vada siamo finiti”.  Tira aria di scissione. E di spaesamento.

 

Il boccino è nelle mani di Salvini. Forse per l’ultima volta come capo della coalizione. Non può sbagliare. E alla fine trapela che indicherà una rosa di nomi di centrodestra da proporre allo schieramento avversario. Girano: Letizia Moratti, Elisabetta Casellati, Carlo Nordio, Marcello Pera. Ma sono suggestioni. Il centrodestra si vedrà di domenica con la consapevolezza che sarà complicato trovato un nome alto e condiviso con i rossogialli in grado di evitare il voto.

 

Enrico Letta, segretario del Pd, lavora per Draghi. E domenica, dopo aver visto Giuseppe Conte e Roberto Speranza alla Camera alle 10.30, si incontrerà con Salvini (prima di un punto con Matteo Renzi). Il Nazareno lavora per un patto di legislatura. E per Draghi al Quirinale. Ma il M5s è pronto a scantonare. Giuseppe Conte, al di là di Andrea Riccardi come candidato di bandiera alle prime tre votazioni, spera sempre di stringere un patto con la Lega per un presidente della repubblica che non sia Draghi. Luigi Di Maio è convinto dell’opposto: trova naturale che si scivoli verso il premier al Colle fra la quarta e la quinta votazione. Salvini ha un colpo solo in canna: o indovina il nome o alla fine scivolerà verso Draghi. Tra la macerie del centrodestra. A partire da Forza Italia.  

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.