Fonti: ANSA/Ettore Ferrari

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Chi c'è nel partito di Draghi (e cosa vuole fare davvero Salvini)

Claudio Cerasa

Il partito del premier lavora alla stessa larghissima maggioranza che ha spinto Metsola alla guida del Parlamento europeo. Ma chi c’è in questo partito? Nomi, numeri e un utile "Salvini translate"

A volte è sufficiente mettere insieme alcune date per capire la possibile direzione del futuro. E dato che il futuro del Quirinale passa dalla strategia che metterà in campo il centrodestra, bisogna mettersi di buzzo buono, prendersi un po’ di tempo, riavvolgere il nastro e provare a capire non solo cosa vorrà fare Silvio Berlusconi con la sua candidatura (i voti non ci sono) ma anche cosa vorrà fare con i suoi voti il leader del centrodestra che all’interno della sua coalizione è quello che controlla il numero maggiore di grandi elettori (212 su 452). E se si mettono insieme le parole di Salvini, quelle comparse sulla scena e non nei retroscena, si capirà qualcosa di più su che speranze ha, di raggiungere il suo obiettivo, il discreto e silenzioso partito di Draghi. Pronti? Via.

 

Primo novembre: “Se mi chiedono se Draghi sarebbe un buon presidente della Repubblica, rispondo che lo voterei domattina”.
30 novembre: “Draghi sta lavorando bene da presidente del Consiglio e quindi mi auguro che vada avanti a lungo a lavorare da presidente del Consiglio”.
17 dicembre: “Draghi è giusto che continui, se sposti una pedina è difficile che poi resti tutto com’è”.
19 dicembre: “Io faccio lo sforzo di stare con il Pd e Draghi se ne va?”.
22 dicembre: “La Lega conferma apprezzamento per il lavoro del governo ma c’è preoccupazione per eventuali cambiamenti che potrebbero creare instabilità”.
11 gennaio: “Draghi al Quirinale? La mia preoccupazione è che se togli il tassello più importante di questo governo non so come ne usciremmo”. 12 gennaio: “La Lega c’è a prescindere da chi è a Chigi e da chi sarà il premier”.
15 gennaio: “Draghi? Ipotizzare per lui un altro ruolo è una mancanza di rispetto al presidente del Consiglio e al paese”.
18 gennaio: “Draghi? Averlo a Palazzo Chigi, da italiano, mi rassicura. Poi io non sono padrone del destino di nessuno”.

 

Sintetizzare il pensiero di Matteo Salvini non è semplice, e provare a trovare un filo conduttore non è facile, ma per farci aiutare nella decrittazione della strategia salviniana, e valutarne la compatibilità con il partito di Draghi, abbiamo chiesto aiuto a un importante esponente della Lega, che dietro la garanzia dell’anonimato ci ha aiutato a capire meglio la direzione del leader leghista. È il nostro Salvini translate.

 

Tema numero uno: Salvini aspetta il passo indietro di Berlusconi.
Tema numero due: Salvini non ha intenzione di puntare subito su Draghi ma non esclude di farlo in un secondo momento.
Tema numero tre: Salvini spera che Berlusconi si ritiri per tentare alla quarta votazione di far convergere i voti del centro, quelli di Renzi e non solo quelli, su un candidato alternativo di centrodestra.
Tema numero quattro: in caso di bocciatura di questo candidato, ci sono buone possibilità che Salvini accetti di costruire, a nome del centrodestra, una candidatura unitaria con il Pd e con il M5s sul nome di Draghi.
Tema numero cinque: il fatto che Salvini abbia detto, in questi giorni, che la Lega resterà al governo anche senza Draghi, che il prossimo governo a prescindere da chi lo guiderà dovrà essere più politico e che la Lega vorrebbe Draghi a Palazzo Chigi ma non è padrona del suo destino è lì a testimoniare che Salvini farà di tutto per evitare di avere Draghi al Quirinale, sì, ma farà anche di tutto per trattare da subito, da un punto di forza, con Draghi, le garanzie che avrebbe la Lega, e Salvini, in un governo del futuro senza Draghi.

 

Nel partito di Draghi, quello vero, quello che lavora con discrezione al passaggio del premier da Palazzo Chigi al Quirinale, quello formato da Luigi Di Maio (M5s), Giancarlo Giorgetti (Lega), Lorenzo Guerini (Pd), Enrico Letta (Pd), Massimiliano Fedriga (Lega), Giorgia Meloni (FdI), Matteo Renzi e Gianni Letta, Matteo Salvini c’è e non c’è, dunque. Ma il suo balletto e i suoi continui cambi di traiettoria sono lì a dirci che anche il leader della Lega sa che per avere una maggioranza simile a quella che si è formata ieri al Parlamento europeo (i gruppi a cui appartengono FdI, Lega, Pd, M5s e Iv hanno votato con sfumature diverse per Roberta Metsola) ci sono poche alternative rispetto a quella più lineare: mettere Draghi nelle condizioni di essere padrone del suo destino.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.