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L'intervento

I parlamentari non lavorano solo in Aula. Guida contro l'indignato del lunedì 

Chiara Geloni

Le polemiche sulla “vergogna” del Parlamento vuoto sono montate ad arte da chi ignora il meccanismo della "discussione generale" delle leggi. Come accade ormai da anni, ogni due-tre settimane. E poi si può essere un pessimo deputato anche col cento per cento di presenze

Al direttore - È la seduta della marmotta, fateci caso. Prendete un tema sacrosanto, la violenza contro le donne o il fine vita per citare gli ultimi due, su cui il Parlamento è in colpevole ritardo per mille motivi (ma non questo), che arriva in aula il lunedì pomeriggio per la discussione generale. Metteteci un deputato (ci sono dei veri specialisti, anche insospettabili) o un giornalista che twitta una foto sulla “vergogna” dell’Aula vuota. E avrete bella calda la polemica da prima pagina sul “Parlamento inutile” e i deputati assenteisti e senza cuore che se ne fregano – vergogna! – di un tema così importante. Succede da anni, ogni due o tre settimane. 

 

Allora sentite bene: si chiama “discussione generale” un semplice passaggio formale in Aula che consente di incardinare una legge in modo che venga poi calendarizzata per il “seguito della discussione” (il vero e proprio dibattito) e poi per le votazioni. Succede appunto ogni lunedì pomeriggio. È presente un rappresentante per ogni gruppo, più i relatori dei provvedimenti. Durante la discussione generale non avviene se non un inizio, e tutt’altro che generale, di discussione. 

 

Capisco che non è intuitivo, ma è così. Linguaggio tecnico. Qualunque giornalista parlamentare alle prime armi lo sa, e se non lo sa e glielo chiedono all’esame sono guai. I deputati hanno accesso agli atti presentati in Aula come e quando vogliono. Non c’è alcun bisogno che siano tutti presenti, mentre c’è bisogno di quel passaggio perché un ente come la Camera vive anche di formalità da rispettare. Lo prevedono i regolamenti.

Aggiungo che “lavorare”, per un parlamentare, non è solo stare in Aula. Non li paghiamo per questo. La funzione di deputato non prevede obbligo di presenza tutti i giorni della settimana, anzi i lavori (che peraltro non si svolgono solo in Aula) sono da sempre organizzati in modo che oltre che partecipare, il parlamentare durante la settimana abbia tempo per stare nel territorio che rappresenta e svolgere attività politica per il suo partito. Dato che la sua funzione, oltre a quella legislativa, è appunto di rappresentanza e non si capisce cosa potrebbe rappresentare un deputato che passa tutto il suo tempo chiuso alla Camera a Roma.

 

Infine, si può essere un pessimo parlamentare anche col cento per cento di presenze. E vi dirò di più: perfino viceversa. I leader di solito non partecipano a tutte le sedute, proprio perché privilegiano l’attività di rappresentanza politica essendo appunto più rappresentativi. Lo fanno anche per gli altri, non rubano lo stipendio. Ci sono tanti motivi per criticare le disfunzionalità del Parlamento in generale e di questo in particolare. Si può anche dire che sarebbe ora di riformarli, questi benedetti regolamenti parlamentari. Però alimentare certi flame, come si dice, non è un bel modo di avere ragione, e neanche di fare buon giornalismo.
 

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