Enrico Letta (foto Ansa)

editoriali

Da che parte sta il Pd su Mps?

Redazione

Il partito di Letta balbetta sulla banca senese. Il rischio Alitalia è concreto

I politici toscani, e non, sembrano presi da una bizzarra e pericolosa euforia per lo stop del governo alla trattativa con Unicredit sul Mps. Blocco determinato dal sospetto di gioco al rialzo dell’acquirente sulla dote chiesta al Tesoro, 8,5 miliardi in luogo dei 5 iniziali, oltre a garanzie legali. Siccome si tratta di denari pubblici è stato giusto fermare le macchine chiedendo alla Ue più tempo per portare il Monte dei Paschi fuori dagli aiuti di stato: anche prendendosi il rischio di trovare compratori diversi, quindi ancora più mercato e ancora meno politica. Ma il presidente della regione Toscana, Eugenio Giani del Pd, festeggia alla sua maniera, che poi è la maniera antica: “Il Monte può riprendersi da solo e continuare a servire il territorio. Lo dimostra l’ultima semestrale in attivo di 208 milioni. Lasciamo lavorare gli amministratori”.

È possibile che un risultato apprezzabile ma frazionale rispetto ai 28 miliardi che Mps è costata tra ricapitalizzazioni pubbliche e private, sia considerato soddisfacente per brindare al ritorno al passato, quando la banca senese procedeva in splendida (nel senso di assunzioni e sponsorizzazioni a pioggia) solitudine, ignorando le leggi che imponevano l’uscita delle fondazioni e istituzioni partitiche. Epoca che ha visto a lungo protagonisti il Pci e suoi eredi, e poi anche la Lega da quando ha conquistato il comune di Siena: Luigi De Mossi, sindaco del Carroccio, festeggia anche lui paventando altrimenti la “macelleria sociale”, assieme ai resti dei 5 stelle partecipa al presidio della sede storica di Rocca Salimbeni, mentre Matteo Salvini fin dall’inizio ha denunciato la “svendita pubblica” a Unicredit. Tutti, dal Pd alla Lega, fingono di ignorare che oltre ai costi pregressi Mps, in due soli giorni, ha visto crollare del 20 per cento bond per 1,75 miliardi; e che i 7 miliardi di ricapitalizzazione pubblica del 2016 valgono ora 800 milioni. Una nuova Alitalia? Prima di un altro schianto al suolo meglio che questi tifosi della “banca di bandiera” sgombrino la pista.

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