Mario Draghi (foto Ansa)

le sfide del governo

Sul futuro dell'Italia è bene essere ottimisti, ma non troppo

Claudio Cerasa

Il momento magico c’è, gli ostacoli pure. Sei avvertenze che la maggioranza che sostiene Draghi non può ignorare: da Alitalia a Mps, passando per concorrenza e fisco

Negli ultimi tempi, parlando dell’Italia, del nostro futuro e della nostra nuova centralità, i segnali che ci regalano allegria, ottimismo e persino entusiasmo sono molti e arrivano più o meno da ogni angolo.

Arrivano dall’economia, dove a fine anno la crescita promette di essere ben al di sopra di ogni più rosea aspettativa (la prima previsione del governo era pari a un +4,2 per cento, ad agosto la crescita acquisita è stata pari al 4,8 per cento, a fine anno secondo il ministro Brunetta la crescita potrebbe superare il 7 per cento). Arrivano dai vaccini, dove entro poche settimane, ha detto ieri il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, l’Italia raggiungerà  il 90 per cento di vaccinati tra le persone vaccinabili. Arrivano dai green pass, dove l’annuncio del pass obbligatorio per fare praticamente qualsiasi cosa a partire da metà ottobre ha portato a un incremento delle prenotazioni per la prima dose negli ultimi quattro giorni a un livello che oscilla tra il più venti  e il più quaranta per cento. Arrivano dal private equity, dove la raccolta complessiva sul mercato italiano ha registrato un aumento pari a un più 81 per cento rispetto al primo semestre del 2019 (più 142 per cento rispetto invece al primo semestre della pandemia). Arrivano dai partiti, dove nonostante le molte difformità che esistono all’interno del governo i partiti avversari hanno scelto da sei mesi di deporre le armi di fronte alle emergenze generate dalla pandemia. Arrivano, per uscire fuori dal perimetro della politica e dell’economia, anche dallo sport, dove negli ultimi mesi l’Italia ha ottenuto diversi successi, vincendo un campionato europeo di calcio, un campionato europeo di volley femminile, un campionato europeo di volley maschile, vincendo ori molto prestigiosi nei cento metri, sia alle Olimpiadi sia alle Paralimpiadi, e portando per la prima volta nella storia del tennis un italiano alla finale di Wimbledon.


Motivi per osservare con ottimismo il momento magico dell’Italia ci sono, eccome se ci sono, ma un ottimista vero ha il dovere di essere anche razionale, senza ovviamente esagerare. E per provare a capire quali possono essere, sul percorso del nostro paese, gli ostacoli futuri che potrebbero trasformare il momento magico dell’Italia in una bolla destinata a sgonfiarsi occorre svestire per un attimo i panni dell’ottimista, indossare per un attimo quelli del pessimista e individuare i passaggi futuri che permetteranno di capire se vaccini a parte l’Italia avrà davvero la forza di usare il suo momento magico per cambiare il paese.

Il primo punto, neanche a dirlo, riguarda sei passaggi immediati sui quali Mario Draghi dovrà mostrare di che pasta è fatto. Primo punto: riuscirà o no Mario Draghi a mettere al sicuro la nuova Alitalia evitando che il futuro della nostra compagnia di bandiera finisca ancora sul groppone dei nostri nipoti? Secondo punto: riuscirà o no Draghi a mettere davvero al sicuro Mps evitando che il futuro della banca più antica d’Italia continui a essere ostaggio delle irresponsabilità della politica nazionale? Terzo punto: riuscirà o no Mario Draghi a mantenere una promessa fatta durante il suo discorso d’insediamento ovverosia far tesoro delle indicazioni dell’Autorità garante per la concorrenza per costruire una legge sulla concorrenza che sia all’altezza di questo nome? Quarto punto: riuscirà o no Mario Draghi a evitare, in vista della prossima legge delega sul fisco, di costruire, come ha suggerito sabato al festival del Foglio il direttore dell’agenzia dell’Entrate Ernesto Ruffini, una riforma con un’anima, fatta cioè non solo di aliquote e numeri? Quinto punto: riuscirà o no Mario Draghi a far sì che nei prossimi mesi il Pnrr diventi qualcosa di tangibile e di comprensibile per i cittadini e non solo un meraviglioso mix di inafferrabili riforme strutturali, perché, certo, occorre digitalizzare l’Italia, ovvio, occorre renderla più sostenibile, giusto, occorre renderla più europea, chiaro, ma se tutto questo non porterà molti posti di lavoro in più, molte strade migliori, molte ferrovie più veloci, molta efficienza quotidiana alla fine, esattamente, di che cosa stiamo parlando? Sesto punto: riuscirà o no Mario Draghi a costruire una legge di bilancio che sia all’altezza delle sfide future dell’Italia in Europa e che sia cioè assemblata partendo dal presupposto che oltre al debito buono esiste anche un debito cattivo e che oltre alla panacea del Recovery esiste anche un mondo che nei prossimi mesi promette di essere meno idilliaco di come è oggi se davvero la Bce a fine anno tornerà ad alzare nuovamente i tassi, come prevedono i mercati, e se davvero la Germania del futuro spingerà, come ha promesso perfino il meno rigorista dei candidati cancellieri in campo, Olaf Scholz, per chiudere rapidamente la parentesi della ultra-flessibilità del Patto di stabilità?

Essere ottimisti, pensando al futuro dell’Italia, oggi è quasi inevitabile. Ma un vero ottimista, ora più che mai, ha il dovere di individuare con anticipo gli ostacoli che possono trasformare l’entusiasmo in una bolla e ha il dovere di fare di tutto, whatever it takes, affinché gli ostacoli del futuro vengano affrontati senza superficialità e senza farsi travolgere dalla splendida euforia del momento. Ottimisti sì. Ma anche razionali, grazie

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.