L'INTERVENTO

Un'unica tenda

Giorgio Gori*

Unire i riformisti, riportarli tutti sotto la stessa casa, basta frammentazioni. Ci scrive Gori

Al direttore - Unire i riformisti, riportarli tutti sotto la stessa tenda. Se pensiamo che la piena realizzazione dell’“agenda Draghi” sia essenziale per il paese, per evitarne il declino e per innescare una fase di sviluppo sostenibile e inclusivo, è fondamentale darle continuità anche dopo il 2023, immaginando di dover fare a meno di Draghi o – magari fosse – di nuovo con lui. 

Per riuscirci è però necessario vincere le elezioni politiche di quell’anno. Mission impossible? Io non credo, a patto che si lavori da subito per aggregare le forze democratiche e riformiste. A destra sta nascendo una federazione tra Lega e Forza Italia? La stessa cosa dobbiamo sforzarci di costruire tra il Pd e i partiti dell’area liberal-democratica, area nella quale è auspicabile la confluenza di verdi, socialisti e perché no, degli esponenti ed elettori di Forza Italia che rifiutano di finire sotto l’egida di Salvini.  


E’ importante che la frammentazione e i personalismi che hanno fin qui caratterizzato l’area lib-dem possano essere superati. Una galassia di piccole sigle litigiose difficilmente è in grado di attrarre consensi. Va incoraggiata dunque l’unione che si sta cercando di costruire a Milano, a sostegno di Beppe Sala, e in altre città. Ma mettere insieme i “moderati di centro” non sarà sufficiente, per quanto apprezzabile. Il passo successivo tocca al Pd, chiamato a riconoscere questo aggregato liberal-democratico come il proprio primo e naturale interlocutore, accantonando le vecchie diffidenze e valorizzando i molti tratti di comune sensibilità per dare vita a un nuovo centrosinistra. 

Basterà per competere col centrodestra a trazione sovranista? Non basterà, e infatti va detto sin d’ora che la “federazione dei riformisti” dovrà pragmaticamente ricercare un accordo anche con Leu e soprattutto col nuovo Movimento 5 stelle, con l’auspicio che la leadership di Giuseppe Conte contribuisca a un’ulteriore maturazione di quest’ultimo e a una sua definitiva fuoriuscita dalla sfera populista. Una federazione tra Pd e riformisti e una successiva alleanza elettorale con il Movimento, secondo una chiara “gerarchia delle relazioni”. Tutt’altro film rispetto alla condizione che durante il secondo governo Conte ha visto il Pd approvare il taglio dei parlamentari e la legge Bonafede. Se la rotta da percorrere è quella indicata da Draghi, l’asse portante dev’essere riformista, in grado di esercitare la sua egemonia e di orientare l’agenda della coalizione.


*sindaco di Bergamo