L'intervista

Claudio Ciampi: "Mio padre avrebbe riso, ma non doveva succedere. La colpa? Di mia nonna"

"A Livorno con i grillini ci capitò di peggio: dissero no all'intitolazione di una piazza e si fecero subito riconoscere. Qui, targa a parte, siamo in un posto bellissimo"

Simone Canettieri

Parla al Foglio il secondogenito dell'ex capo dello stato: "Per fortuna siamo toscani, e la prendiamo a ridere. Raggi? Poverina non ha colpe, ma immagino che prenderà provvedimenti. Mio padre era scrupoloso. A mia nonna piaceva Massimo D'Azeglio"

“Mio padre avrebbe riso, da buon toscano, ma a lui non sarebbe successo: era uno che controllava tutto”. Claudio Ciampi, sessantasette anni ed ex dirigente di banca in pensione, è seduto in poltrona. La giornata è stata impegnativa e un bel po’ grottesca, per la sua famiglia. La madre, donna Franca, “ha seguito tutta la cerimonia da casa ed è ancora commossa”; il padre è diventato Carlo Azelio, senza la “g”. Mentre il secondogenito dell’ex presidente della Repubblica parla con Il Foglio, la politica si sta ancora scatenando contro Virginia Raggi.

E’ stata una scena da commedia all’italiana: come quando il sipario non si tira giù in teatro o gli sposi arrivano all’altare e non si trovano le fedi.

 

Dottor Ciampi, i grillini parlano di complotto.

“Macché è colpa di mia nonna Maria: avrebbe dovuto chiamare mio padre come Azeglio Vicini, l’ex cittì della Nazionale, sicuramente più conosciuto in Italia, invece gli piaceva Massimo D’Azeglio: e questi sono i risultati”.

 

Ride per non piangere?

“Mi faccio serio:  poveraccia la sindaca, si era molto impegnata, adesso la stanno massacrando sui social. E’ stato un errore fatto in un buona fede, ma certo non sarebbe dovuto succedere”.
 
Arriva un messaggio a Claudio Ciampi:

“La targa è stata appena sostituita, mi hanno inviato adesso la foto. Certo sono stati sfortunati”.

 

Sciatti.

“Beh, se avessero scritto Carlo A. Ciampi avremmo salvato capra e cavoli. Però devo dire che si erano molto impegnati: il posto è bello, molto bello, non un budello di periferia. E inoltre il capo del cerimoniale del Comune, Roberto Sorbello, si è fatto in quattro. La sindaca poveraccia...”.

 

Ma c’erano le più alte cariche dello stato, a partire dal presidente della Repubblica: come si può tollerare questo dilettantismo?

“Purtroppo è successo, se non fosse successo sarebbe stato meglio, il resto della cerimonia è andato bene: Amato ha letto la parte biografica, la Raggi ha speso belle parole, mia madre ha pianto commossa da casa. Certo con mio padre non sarebbe successo: si fidava solo di se stesso. Lì per lì si sarebbe messo a ridere, ma poi i panni sporchi si lavano in casa”.

 

Adesso c’è un dipendente comunale che rischia una sanzione.

“E’ giusto che succeda in una sana istituzione: comunque problemi loro”.

 

Nessun rancore?

“In famiglia siamo dotati di humour. Magari, questo sì, era inutile dire che c’era una crepa sulla targa perché si vedeva benissimo. Le bugie hanno le gambe corte”.

 

Raggi si è scusata in privato?

“Sì”.

 

Il presidente Mattarella le è sembrato perplesso?

“Ma no: è stanco, ha avuto un mandato pesante e sono giorni importanti per lui”.

Mancava solo Mario Draghi.

“Stava in Emilia. Il suo compito è questo adesso: portare i quattrini a casa. Il suo affetto verso mio padre era reciproco e lo ha sempre dimostrato”.  

 

Si ricorda quando il comune di Livorno, sempre M5s,  disse no a una piazza in memoria di suo padre?

“Lì fecero una stupidaggine e si fecero subito riconoscere: una cosa penosa. Almeno con la Raggi siamo in un posto bellissimo, alla faccia della targa è andata di lusso”.

 

Ma chi vota alle prossime comunali di Roma?

“Lei è troppo curioso”.
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.