qui palazzo chigi

Così Draghi addomestica Pd e M5s e rispetta i tempi di Bruxelles

L'estensione del massimo ribasso non c'è (e non c'è mai stata), l'appalto integrato sì. Le ultime trattative sul subappalto: ipotesi della proroga del 40 per cento, che però non convince del tutto l'Ue. Conte promuove la guerriglia sul Superbonus

Valerio Valentini

L'incontro con Letta e i sindacati. Il gioco di sponda con Di Maio per tenere a bada il caos grillino. Alla fine l'intesa su decreto "Semplificazioni" arriva, e i mugugni di Conte irritano anche i pentastellati. Buffagni: "Occhio: Giuseppe vuole solo vendicarsi con Draghi"

Che non tutti i convocati al tavolo della pace la volessero davvero, la pace, Mario Draghi lo aveva messo nel conto. E così, il giorno dedicato all’intesa sul decreto “Semplificazioni”, il premier aveva voluto inaugurarlo convocando a Palazzo Chigi quell’Enrico Letta con cui l’ intesa andava ritrovata. “E in effetti l’incontro è andato bene: ci siamo accordati sul metodo da utilizzare per avanzare proposte utili sulle riforme”, ha riferito poi il leader del Pd ai membri della sua segreteria, che nel frattempo stava appunto discutendo la revisione del fisco. E però Draghi  sapeva che le insidie sarebbero arrivate soprattutto dal fronte grillino. Alcune per la disorganizzazione generale del M5s, che con Stefano Patuanelli impegnato a Bruxelles aveva bisticciato perfino su chi mandare al vertice governativo; altre, le più decisive, alimentate da chi su quella disorganizzazione ha preso a speculare. “Ma lo avete capito che Conte e Casalino hanno ormai un solo obiettivo, e cioè vendicarsi con Draghi anche a costo di mandare tutto per aria?”, s’è sfogato giorni fa, con un gruppo di deputati, l’ex viceministro Stefano Buffagni.

 

E del resto, che l’insofferenza dilaghi anche in quella parte della contorta galassia grillina che pure orbita intorno alla stella di Giuseppi, lo dimostra anche la mezza baruffa tra l’ex premier e il capogruppo alla Camera Davide Crippa. Il quale, a giudizio di Conte, avrebbe dovuto favorire una mozione che di fatto accusava il ministro Franco di ostacolare la proroga del Superbonus, “che è una misura su cui - ha ripetuto Conte giorni fa in videoconferenza - dobbiamo essere intransigenti”. Il che, però, oltre a gettare scompiglio nella maggioranza, presentava un’altra controindicazione: “Come possiamo rimproverare a questo governo di non ottenere qualcosa che neppure quando governavi tu abbiamo approvato?”, è sbottato Crippa.

 

Il tutto, insomma, per dire di come in fondo, dovendo muoversi sul filo sottile del risentimento grillino, Draghi consideri positivo questo tribolato mese di maggio. “Ad aprile sembrava un azzardo, pensare di portare a casa tutti i provvedimenti previsti”, ha scherzato coi suoi ministri. Coi quali  ha condiviso l’urgenza di non impantanarsi proprio sull’ultimo metro. E così la proposta di Renato Brunetta è stata accolta: “I tre decreti necessari per avviare i lavori del Pnrr e rispettare le scadenze concordate con Bruxelles verranno discussi in un unico pacchetto”, ha sentenziato. E dunque oggi, in Cdm, verranno licenziati Governance e Semplificazioni. E il provvedimento sul reclutamento straordinario nella Pa sarà approvato giovedì prossimo.

 

Fissata la tabella di marcia, restava però da affinare l’intesa. E così la cabina di regia del mattino ha lasciato spazio al pre-consiglio dei tecnici. Non prima, però, che Draghi stesso si premurasse di rassicurare i sindacati convocati a Palazzo Chigi. Ribadendo che no, l’ipotesi dell’estensione del massimo ribasso non è affatto contemplata, e che il previsto ricorso all’appalto integrato non confligge in alcun modo col rispetto delle tutele dei lavoratori. Tutte precisazioni che tranquillizzano il Pd, che rivendica anche la conferma della clausola sull’assunzione prioritaria di donne e giovani, mentre da destra si esulta per il mantenimento della pratica del silenzio assenso su alcune procedure che riguardano la Transizione ambientale. Spetterà invece agli sherpa dei vari ministeri provare a cercare un compromesso sul subappalto in queste ore. La soluzione più facile starebbe nella proroga della soglia del 40 per cento, anche se Draghi ha spiegato a ministri e sindacati che su quel limite pende una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea, col rischio di una riduzione dei fondi erogati nel contesto del Recovery. Per questo c’è chi prospetta un impegno a rimuovere quei vincoli nella prossima legge delega che ristrutturerà il codice degli Appalti.

 

Dettagli, comunque, Perché nel complesso Draghi si dice soddisfatto. Tira un sospiro di sollievo nel leggere le dichiarazioni della sera di Letta (“Questo governo è il governo del Pd”), mentre i soliti mugugni contiani per la sostituzione di Fabrizio Palermo con Dario Scannapieco alla guida di Cdp se li lascia scivolare addosso come un’acqua che non bagna. D’altronde, se lo stesso Di Maio sbuffa di fronte ai lamenti del suo potenziale capo politico (“Non si occupa di nomine perché non vuole avere contatti col premier, ma poi si lamenta quando rimuovono Vecchione dal Dis”, sibilano i fedelissimi del ministro degli Esteri), un motivo ci sarà.
 

  • Valerio Valentini
  • Nato a L'Aquila, nel 1991. Cresciuto a Collemare, lassù sull'Appennino. Maturità classica, laurea in Lettere moderne all'Università di Trento. Al Foglio dal 2017. Ho scritto un libro, "Gli 80 di Camporammaglia", edito da Laterza, con cui ho vinto il premio Campiello Opera Prima nel 2018. Mi piacciono i bei libri e il bel cinema. E il ciclismo, tutto, anche quello brutto.