Il M5s dice no a Draghi

Enrico Cicchetti

Dal niet di Crimi e Fraccaro al ritorno di Dibba. I pezzi grillini si dispongono sullo scacchiere della crisi per mostrare fino all'ultimo fedeltà a Conte e per schierarsi contro l'ex numero uno della Bce, che vedono come "l’apostolo delle élite". E poi c'è Toninelli: "Non ci vengano a chiedere di votarlo. Abbiamo fatto di tutto, persino lavorare"

La dichiarazione più bella di questa crisi bellissima la scrive Danilo Toninelli sul suo profilo Facebook: "Non ci vengano a chiedere di votare Mario Draghi. Abbiamo fatto di tutto. Perfino annientarci negli uffici a lavorare pur di dare una mano". Ma mentre sui social network in tanti si divertono a sottolineare la corbelleria scritta dall'ex ministro dei Trasporti, che crede di aver salvato la patria facendo tardi in ufficio, tra le fila grilline non si ride poi tanto.

 

   

Ieri nel M5s - che alla fine ha deciso di arrivare alla resa dei conti, forzando con Italia viva e difendendo fino all’inverosimile il Guardasigilli Bonafede - l'idea del voto non doveva sembrare così lontana. L’ipotesi delle elezioni non è ancora esclusa, in teoria, ma di fatto Sergio Mattarella l'ha bocciata e aspetta Mario Draghi, convocato al Quirinale a mezzogiorno. Alle 13 un'assemblea online di deputati e senatori M5s farà il punto "sulla situazione politica", per decidere la linea del partito che così rischia di esplodere. Il Movimento non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi, annuncia su Facebook il capo politico Vito Crimi, che ricorda: "Già durante le consultazioni, avevamo rappresentato che l'unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Non voteremo per un governo tecnico presieduto da Mario Draghi"".

   

    

Per il momento gli altri pezzi grossi del movimento tacciono, come hanno fatto nelle settimane della crisi. Ma già ieri, intanto alcune pedine a Cinque stelle si sono posizionate sullo scacchiere del dopo Conte. Su Twitter il deputato Andrea Colletti e il senatore Elio Lannutti dicono che non voteranno mai un governo Draghi. Così come il deputato Luigi Gallo, la senatrice Barbara Lezzi e la ex capogruppo Roberta Lombardi.

 

  

E Riccardo Fraccaro, sottosegretario alla presidenza del Consiglio calca la mano: "Ringrazio il presidente Mattarella per il suo impegno nel voler dare un governo al paese, ma noi siamo sempre stati chiari con gli italiani dicendo apertamente che il M5s avrebbe sostenuto solo un esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Su questo, con coerenza, andremo fino in fondo".

"Non esiste il governo tecnico, è sempre politico. Se qualcuno cerca scuse per manovre lacrime e sangue non troverà il nostro appoggio", tuitta Fabiana Dadone, la ministra uscente della Pubblica amministrazione. E poi c'è il "grande ritorno" di Dibba che, mentre il capo dello stato stava ancora parlando, si è schierato contro l’ex numero uno della Bce. "Repetita iuvant...", scrive ripostando un suo articolo del 31 agosto scorso, in cui Draghi è etichettato come "l’apostolo delle élite". E adesso occorrerà vedere se, oltre l'ala intransigente e dibattistiana, l'altra faccia del Movimento, quella dialogante, che ha sempre più le fattezze di Luigi Di Maio ed è rimasta finora silente, aprirà a un governo Draghi.

  

  • Enrico Cicchetti
  • Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016