per una destra non truce

"Oggi la mia Buona Destra diventa un partito". Parla Filippo Rossi

Simone Canettieri

Il giornalista, già ideologo di Fini, deposita il simbolo al Viminale. "Ci sono praterie da occupare", ci dice. E ammicca a Carfagna e Calenda

Se ne sentiva proprio il bisogno di un altro partito, e per di più a destra? E soprattutto esiste agibilità politica nel bipolarismo muscolare che stiamo vivendo? “Certo, c'è una voragine politica: i partiti di destra moderata sono ovunque eccetto che in Italia. Penso ai repubblicani francesi, la Cdu in Germania, penso all'Austria dove la destra liberale governa con i verdi”.

 

Filippo Rossi, giornalista, già ideologo di Gianfranco Fini ai tempi di Futuro e Libertà, oggi pomeriggio si presenterà dal notaio per fondare “Il centro studi Buona destra”, il primo passaggio per depositare il simbolo al Viminale e diventare partito e quindi contarsi alle urne.

 

Rossi punta su quella “buona” perché dà per sottinteso che ci sia una cattiva destra, “sovranista a trazione Salvini che spaventa le persone e fabbrica odio”. Tra poco dunque partirà con le iscrizioni , poi a ottobre a Roma la prima assemblea costituente. Bisogna però insistere: c'è spazio negli scaffali della nostra politica per la Buona Destra non rischia di essere un tentativo velleitario? “Penso al mondo di An e Forza Italia, quello era uno spazio moderato. Adesso tutto è cambiato. Resiste la nicchia dei berlusconiani che però paga l'anomalia di essere un partito senza più un leader”.

 

Ma chi sono i buoni destrorsi o i buonisti di destra? Rossi, che la politica la mastica da anni, non si sbilancia, e cita due nomi: l'imprenditore ed ex parlamentare del Pdl Daniele Toto e Nicola Bono, solide radici nel Msi siciliano arrivando ad An e poi esperienze di governo come sottosegretario alla Cultura nel governo Berlusconi nel 2001.

 

Rossi fa capire che ci sono praterie intorno a lui e al suo progetto. Praterie abitate però. Da Flavio Tosi, ex sindaco di Verona, a Mara Carfagna, fino ad arrivare a Stefano Parisi. Con dialoghi da aprire, magari, anche con Carlo Calenda, leader di Azione, con cui Rossi, tempo fa, ha presentato il suo libero Bruxelles. Ci sarà nelle prossime settimane un evento di lancio a Torino e poi un congresso. Nel nome del partito aperto e democratico e quindi da scalare. E Fini, anche Gianfranco Fini potrebbe essere interessato a questo vascello pronto a entrare in acqua? Rossi dice di no. Ride e la chiude con una battuta: “La buona destra non guarda a destra, ma alla buona politica. La Buona Destra non vuole essere una ridotta finiana, vuole essere un punto e a capo. Lavoriamo sotto traccia dal 2018”. E oggi si riparte dal notaio, prossima fermata: il Viminale.

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