colloquio con l'economista azzurro

"Per salvare Forza Italia dal salvinismo serve un proporzionale purissimo", dice Brunetta

Valerio Valentini

La trattativa sulla legge elettorale e quella sul Recovery: "Tutto si tiene", dice il deputato forzista. Manifesto contro la destra sovranista. "Il Cav torni a parlare con tutti, non con pochi presunti intimi"

Per Renato Brunetta la politica è una geometria esatta. "E' per questo che tutto si tiene", dice il deputato di Forza Italia, responsabile economico del partito, che quando gli si chiede di analizzare la dialettica in corso tra maggioranza e opposizione, e il trambusto che c'è dentro il centrodestra, parla di una "circolarità perfetta". E cioè quella, spiega Brunetta, che c'è "tra la legge elettorale e il confronto sulla commissione parlamentare per il Recovery fund". 

 

Partiamo dalla prima, allora. "Goffredo Bettini ha ragione, a modo suo". E già questo fa una certa impressione: sentire Brunetta, già ministro del Cav., anima del forzismo per due decenni, elogiare un ex dirigente comunista, ora gran suggeritore di Nicola Zingaretti. "Ma la questione è semplice: io credo che il taglio dei parlamentari, così com'è stato ideato dal M5s con l'avallo della Lega prima e del Pd poi, sia una sciagura. Ma arrivarci senza una nuova legge proporzionale che garantisca il pieno rispetto della rappresentatività di tutte le forze politiche e di tutti i territori sarebbe un suicidio per la democrazia. Allora diciamolo che vogliamo consegnare la Repubblica nelle mani di Grillo e Casaleggio, e buonanotte". 

 

E qui allora la sorpresa diventa stupore, stordimento, scandalo. Forza Italia, nata e cresciuta nel mito del bipolarismo e del maggioritario, invoca il proporzionale? "Lo dico senza alcun pudore, e anzi rivendico l'iniziativa. Sì, bisogna aprire ufficialmente un dibattito che, dentro al partito, prosegue in maniera carsica già da tempo, e vede buona parte dei gruppi parlamentari attratti da un proporzionale più o meno corretto". Ma non è un tradimento della vostra storia, dei vostri valori? "Al contrario. Il proporzionale, oggi, serve proprio a tutelare quella storia e quei valori, perché solo il proporzionale può fornire a Forza Italia un'assicurazione sulla vita". Si spieghi meglio. "Noi, dirigenti di Forza Italia, abbiamo tutto il diritto di ripensare il ruolo e la fisionomia del centrodestra nel 2020, di fronte alla sfida che ci pongono il Covid e la crisi economica che ne consegue. Ora, se chi dovrebbe essere il leader e il federatore del centrodestra, e cioè Matteo Salvini, punta invece a fare solo il capo della Lega, egemonizzando con modi liquidatori la coalizione, cannibalizzando i nostri gruppi parlamentari e i nostri amministratori, noi dobbiamo difenderci. E difendendoci, difendiamo anche l'identità liberale e riformista del centrodestra da chi lo vorrebbe colonizzare con le sue teorie sovraniste e anti-euro, da chi in Europa vorrebbe allontanarci dal Ppe per portarci insieme agli estremisti di destra a votare contro Ursula von der Leyen. Senza la nostra azione di traino, europeista e moderata, il centrodestra autarchico e populista voluto da Salvini non vincerà mai". E dunque? "E dunque più Salvini esalta il suo ruolo di leader della Lega a discapito del resto del centrodestra, schiacciando Forza Italia e Fratelli d'Italia, più io mi batterò per il proporzionale. Proporzionale puro, che più puro non si potrebbe. A meno che non ci sia davvero qualcuno, tra i nostri, che vuole il maggioritario per poi andare a pietire un collegio sicuro negli uffici di Via Bellerio".

 

Al che viene inevitabile la tentazione di proporsi come esegeti del Brunetta-pensiero. Non sarà, insomma, che dietro alla strana accelerazione impressa da Nicola Zingaretti sulla legge elettorale, su quel disegno di legge del "Germanicum" da approvare a ogni costo in tempi rapidi nonostante la contrarietà di Italia viva e di Leu, ci stava proprio un gioco di sponda con un pezzo di Forza Italia? Che insomma i voti che Matteo Renzi non vuole offrire sul proporzionale, ora, sareste disposti voi a concederli? "Questo lo dite voi, che fate appunto gli esegeti. Io mi limito a osservare che il leader di Iv, sul proporzionale, aveva stretto un accordo con gli alleati di maggioranza, e che quell'accordo poi lo ha stracciato. Renzi è ormai come la tripla nel Totocalcio: 1, X, 2, per lui vale tutto a seconda della convenienza del momento. Se sul proporzionale si vuole toglierli potere d'interdizione, bisogna cercare altri voti. Ed è per questo che confido nell'intelligenza politica di chi guida il governo". 

 

Parla di Giuseppe Conte? "Proprio lui. Gli ho sempre riconosciuto i suoi meriti, la sua saggezza, il suo garbo. Però bisogna intendersi sul da farsi, e le ambiguità sul Recovery plan e sulla prossima legge di Bilancio non possono più essere tollerate. Io ho vissuto con grande dolore il nostro mancato voto di sostegno allo scostamento, la scorsa settimana. Ma d'altronde il governo ci ha messo nelle condizioni di non potere votare, per la terza volta, uno scostamento al buio. Il dialogo con le opposizioni sul programma di riforme va coltivato con spirito costruttivo e con una reale volontà di coinvolgimento e condivisione. E senza ideologismi sciocchi che fanno male al paese: il perdurare della contrarietà al Mes, in questo senso, è assolutamente inconcepibile".

 

Si è fatto un gran parlare della commissione bicamerale per il Recovery fund. Che ne è stato? "Ecco, questa è una domanda che andrebbe posta al governo, a proposito di intelligenza politica. Spero davvero che non cada nel vuoto, quella proposta, perché a quel punto l'esecutivo, e la maggioranza che lo sostiene, si scaverebbero la fossa da soli. Si condannerebbero, cioè, ad affidare ciascuno dei mille provvedimenti necessari per dare forma al Recovery plan al vaglio delle varie commissioni permanenti. E sarebbe il Vietnam, in Parlamento. Specie coi numeri ballerini che ci sono in molte di quelle commissioni, come si è visto per il rinnovo delle presidenze".

 

Un salviniano l'accuserebbe di voler mercanteggiare con Conte: la presidenza della bicamerale in cambio dei voti sul proporzionale. "Dai salviniani, e dal loro beniamino, francamente non accetto alcuna lezione. Tanto più se questa lezione avrebbe per tema la fedeltà al centrodestra. Ricordo a Salvini che è stato lui, due anni fa, a tradire la vittoria alle urne della nostra coalizione, preferendo rompere il vincolo con Berlusconi e la Meloni e facendo un governo col M5s. E' stato lui a trasformarsi nel junior partner dei grillini. E' stato lui a mettere il ministero dei Trasporti nelle mani di Toninelli. Ed è stato sempre lui, una mattina al Papeete, a decidere di sfiduciare se stesso e il governo di cui faceva parte, senza neppure consultarci e anzi urlando dal palco di Sabaudia 'andremo da soli', salvo poi ripensarci nel giro di una settimana, quando aveva capito di essersi incartato, e arrivare a offrire la presidenza del Consiglio a Luigi Di Maio. Per cui, davvero, da uno così, nessuna lezione su come si rispetta il centrodestra. Di fronte a uno così, ribadisco, il proporzionale puro, purisssimo, è l'unica garanzia di salvezza". 

 

Ma questo è il pensiero di tutta Forza Italia? "Per stabilirlo c'è bisogno di condivisione e dibattito reali. C'è bisogno che Berlusconi torni a essere l'interlocutore di tutti, e non il confidente privilegiato, o presunto tale, di pochi intimi. Noi vogliamo decidere insieme a lui, rivoluzionario concavo e convesso del centrodestra, il destino di Forza Italia. Con questa Lega non c'è possibilità di dialogo tra pari, c'è solo da abbassare la testa. E io non sono disposto a farlo, e come me tanti dirigenti del partito, tanti milioni di persone che animano da sempre il popolo di Berlusconi. Penso a loro, innanzitutto. E degli interpreti occulti del pensiero riservato del Cav., francamente me ne infischio". 

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