Nascondere Salvini. La presa di coscienza del centrodestra sulle regionali

Claudio Cerasa

Per evitare di perdere altre elezioni dopo la scoppola emiliana, il leader del Carroccio candida i leghisti solo dove non ha nulla da perdere. I suoi alleati hanno capito che bisogna investire sulle alternative alla destra truce

Al direttore – Leggo che il centrodestra ha individuato “la squadra migliore per vincere le elezioni nelle Regioni che andranno al voto a settembre e, soprattutto, portare il buongoverno in quelle che oggi sono male amministrate dalla sinistra”. Leggo che i candidati del centrodestra saranno: Francesco Acquaroli per le Marche, Stefano Caldoro per la Campania, Susanna Ceccardi per la Toscana, Raffaele Fitto per la Puglia. Che cosa ci vuole dire il centrodestra con queste mosse?


Luca Martoni

  
Dopo la scoppola dell'Emilia Romagna (citofonare Bonaccini), Salvini ha trovato un ottimo modo per evitare di perdere altre elezioni: candidare i leghisti solo laddove la Lega non ha nulla da perdere e affidare ai non leghisti le elezioni dove la Lega ha solo da perdere. E così, ecco che in Toscana il centrodestra affida alla leghista Susanna Ceccardi la parte della nuova Lucia Borgonzoni in una regione in cui qualora la Lega dovesse perdere potrebbe dire, come successo già in Emilia Romagna, che vincere era quasi impossibile. E così ecco che in Puglia il centrodestra affida la guida della coalizione a quella vecchia volpe di Raffaele Fitto, di Fratelli d'Italia, in modo tale che, qualora il miracolo tentato da Ivan Scalfarotto non dovesse riuscire, ovvero far perdere Michele Emiliano, la Lega potrebbe avere un buon alibi per giustificare l'eventuale sconfitta del centrodestra: colpa di Fitto, colpa del non ricambio. Lo stesso vale per Francesco Acquaroli, se vogliamo, candidato scelto per le Marche, di Fratelli d'Italia, che, in caso di insuccesso, potrebbe permettere a Salvini di dire: eh beh, è colpa della Meloni. E lo stesso vale per la Campania, dove la scelta di affidare la guida della coalizione a quella vecchia volpe di Stefano Caldoro potrebbe diventare per la Lega un buon alibi per giustificare l'eventuale sconfitta del centrodestra: colpa di Caldoro, colpa del non ricambio. Sarà per questo o sarà forse per altro. Ma in ogni caso un centrodestra che si presenta con un volto il meno possibile assimibile a Salvini è un centrodestra che dimostra di aver capito che per provare a essere presentabili è bene investire sulle alternative alla destra truce.

 

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.