Arcuri in ritirata

Luciano Capone

Dopo il disastro, il governo vuole alzare il prezzo delle mascherine a 1,50 euro. Il commissario si segga sul divano e ci beva su

Nella sua prima uscita pubblica, a fine marzo, Domenico Arcuri – l’uomo chiamato da Giuseppe Conte a risolvere la crisi di approvvigionamento di materiale sanitario – si era presentato con un linguaggio bellico: tutto un parlare di guerra, alleati e munizioni. Quasi stesse preparando un’invasione militare, invece di procurarsi mascherine e ventilatori sul mercato mondiale.
Più recentemente, proprio in un’ottica da economia di guerra, il Commissario straordinario ha annunciato un tetto (0,50 euro) al prezzo per le mascherine chirurgiche in una ormai celebre conferenza in cui se l’è presa con “i liberisti che emettono sentenze da un divano con un cocktail in mano”. “Ogni papà con un euro potrà comprare due mascherine ai suoi figli”, era lo slogan. La strategia militare di Arcuri che aveva come obiettivo “gli speculatori”, come prevedibile, ha però colpito indiscriminatamente la popolazione civile. Dopo la sua ordinanza, le mascherine sono praticamente sparite dalla circolazione. L’imposizione di un prezzo politico, come accade dai tempi di Diocleziano, ha reso introvabile un bene che era scarso. Gli esercenti hanno smesso di vendere per non andare in perdita. Esaurita rapidamente la merce residua, hanno smesso di ordinarla aspettando i rifornimenti statali. Le imprese italiane, che avevano avviato una conversione, hanno smesso di produrre. I broker internazionali hanno dirottato le mascherine verso mercati più convenienti. Arcuri ha cercato di rattoppare la situazione rincorrendo le aziende proponendo contratti per far ripartire la produzione. Ma ormai la frittata era fatta.
L’intervento su un mercato delicato che si stava assestando autonomamente, facendo allineare l’offerta con la domanda, ha inceppato il meccanismo. Pertanto il governo sta pensando di correre ai ripari: nella bozza del “decreto Rilancio”, il tetto al prezzo delle mascherine chirurgiche fissato da Arcuri è stato triplicato: 1,50 euro.

 

Ora è chiaro a tutti che il commissario che aveva il compito di trovare le mascherine, le ha rese più scarse. Forse Arcuri dovrebbe uscire dalla trincea e posare la baionetta, per sedersi comodamente sul divano e sorseggiare un Negroni. In una drammatica crisi come questa, bere un cocktail è sicuramente preferibile all’imposizione di prezzi a caso.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali