Con il pretesto dell'epidemia M5s, Lega e Pd vogliono impedire il cambio di operatore telefonico

Carlo Stagnaro

Se fosse accolto durante l’iter di conversione del decreto Cura Italia, farebbe scattare il divieto per gli operatori telefonici di fare campagne commerciali che richiedano la portabilità del numero

Un emendamento-fotocopia presentato da senatori di M5s, Lega e Pd rischia di bloccare il cambio di operatore telefonico. Se fosse accolto durante l’iter di conversione del decreto Cura Italia, farebbe scattare il divieto per gli operatori telefonici di fare campagne commerciali che richiedano la portabilità del numero. Che c’entra con il contrasto alla diffusione del coronavirus? Spoiler: niente. E’ solo di un abile tentativo di usare l’emergenza per finalità anti-concorrenziali (su cui l’Antitrust farebbe bene a pronunciarsi con una segnalazione urgente).

  

L’emendamento, voluto dai sindacati del settore, ha proponenti di peso: nella versione leghista il primo firmatario è Matteo Salvini, in quella grillina Mauro Coltorti (presidente della commissione Lavori pubblici) e per il Pd Vincenzo D’Arienzo (capogruppo in Commissione trasporti e telecomunicazioni). Viene dipinto come una misura a tutela dei lavoratori: servirebbe a impedire che entrino in contatto gli uni con gli altri oppure coi clienti finali. Ma è di un pretesto bello e buono. Di fatto, l’intervento dei tecnici è ridotto a un numero esiguo di circostanze. Le attività di migrazione tra operatori mobili e, nella maggior parte dei casi, anche tra operatori fissi vengono gestiti da remoto, senza interazione fisica. I negozi sono chiusi e le compagnie devono rispettare le norme generali di sicurezza, incluse le prescrizioni contenute nel protocollo tra governo e sindacati del 14 marzo.

   

C’è di più. In queste settimane, milioni di italiani sono costretti a restare in casa. L’accesso alle reti di telecomunicazione è un elemento cruciale per la tenuta sociale. Non solo perché internet offre informazione e intrattenimento, ma anche perché consente di fare smart working, e ai più giovani di seguire le lezioni scolastiche o universitarie, dare esami e svolgere le sedute di laurea. Tutto ciò in un periodo in cui le persone stanno sperimentando (o si aspettano) forti riduzioni di reddito. Appare quindi ovvio che, sebbene le richieste di migrazione siano in forte calo rispetto al periodo precedente il lockdown, molti cerchino offerte più adeguate, per ottenere un servizio migliore, evitare le criticità registrate col vecchio operatore o semplicemente per risparmiare. Come ha scritto Altroconsumo al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, sollecitandone una presa di posizione, “si tratta di una indegna strumentalizzazione della pandemia” e di una “iniziativa non necessaria che limita il diritto dei cittadini ad accedere a un servizio essenziale alle migliori condizioni offerte dal mercato, vieppiù in una fase di forzata contrazione delle entrate familiari”.

  

A volte, le scelte politiche sono mosse da buone intenzioni, e producono risultati opposti. Qui sembra invece vero il contrario: al netto della retorica, i probabili effetti dell’emendamento coincidono esattamente coi suoi obiettivi: proteggere ricavi e margini delle compagnie, specie quelle di maggiori dimensioni. In qualche modo, questo è conseguenza del successo del modello italiano di competizione telefonica: nel 2017, hanno usufruito della portabilità il 3,8 per cento dei clienti nel fisso e il 10,1 per cento nel mobile, facendo del nostro paese, rispettivamente, il quarto e il secondo più dinamico d’Europa. Nell’Indice delle liberalizzazioni dell’Istituto Bruno Leoni, otteniamo un punteggio pari a 91/100 e ci qualifichiamo al quarto posto per il grado di apertura del mercato. Da un lato, questo significa che i consumatori possono contare su una pluralità di offerte e un’elevata qualità del servizio in cambio di una spesa contenuta; ma dall’altro implica che gli operatori fanno una gran fatica per conquistare e mantenere i clienti. Si capiscono facilmente, allora, le ragioni per cui qualcuno spera di cogliere la palla al balzo, anche se a farne le spese – oltre ai consumatori – potrebbero essere i dipendenti dei system integrator che materialmente seguono le migrazioni.

Tuttavia, in un momento segnato dalle inevitabili restrizioni alle nostre più basilari libertà, l’Italia dovrebbe dimostrare di saper rigettare quei lacci che non sono necessari, ma addirittura sono dannosi. Se la politica vuole essere rispettata, deve dimostrare ai cittadini che tutto quello che stiamo subendo è motivato dall’interesse generale, non dai favori gli amici degli amici.

Carlo Stagnaro

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