Chi è Gunter Pauli, il consigliere economico scelto da Conte

Valerio Valentini

Vuole trasformare la green economy in blue ma nessuno capisce che vuole dire

Roma. Prendete delle arance. Molte arance. Ora fatevi una spremuta. Fatto? Bene. Accumulate le bucce delle arance, fino a farne un chilo. Fatto? Aggiungete sette cucchiaini di zucchero e un litro d’acqua. Fatto? Mescolate e lasciate riposare l’intruglio per una settimana. E alla fine, ecco che il vostro detersivo naturale sarà pronto. Altro che Amuchina, altro che olio di palma.

 

Chissà che a qualcuno, a Palazzo Chigi, non venga il dubbio di essere finito davvero dentro una puntata di “Art Attack”, nelle prossime settimane. Quando, cioè, il governo italiano inizierà a prendere in esame le teorie di Gunter Pauli, 64enne imprenditore e divulgatore belga, e nuovo consigliere economico di Giuseppe Conte, presentato dallo staff del premier come “esperto mondiale di economia circolare” proprio nelle ore più tribolate dell’emergenza del coronavirus, mercoledì sera. E fu così, quindi, che arrivò il giorno in cui un governo del G7 sdoganò la “blue economy”, una fumosa dottrina che si propone di archiviare la “green economy” soppiantandola con una sua versione ancora più ardita di produzione a chilometro zero attraverso la valorizzazione degli scarti. Al fine di non travisare, però, i princìpi della disciplina, non possiamo che affidarci alle parole che lo stesso ideatore della “blue economy” ha utilizzato per descriverla. Ebbene, l’assunto da cui parte Pauli è questo: “Nella green economy, tutto ciò che è buono per la salute umana e per quella del pianeta è costoso”. E questo, va da sé, non sta bene. E allora, ecco che Pauli ha inventato la “blue economy”, ovvero “un modo fresco, creativo, pratico, di guardare a come possiamo sviluppare i territori in cui viviamo”. Insomma, “la chiave” della “blue economy”, stando a come l’ha raccontata lo stesso Pauli nel giugno 2018 al Parlamento europe, risiede nello “sviluppare la creazione di valore con le risorse disponibili”. E certo, “molte persone si domandano come sia possibile” che una simile economia “possa essere conveniente. Dovrebbe costare di più”. Appunto. 

  

“E’ vero – conviene Pauli – se si fanno i calcoli come i vecchi economisti tradizionalisti”. E invece? “E invece la nuova economia ci insegna a gestire le nostre attività come se facessimo parte dell’ecosistema naturale”. Capito? Tranquilli. Se vi siete persi, Pauli vi fornisce un esempio chiarificatore: “In natura, un albero non sta lì solo per essere un albero. Un albero fornisce anche molto supporto per i funghi, per i lombrichi, per i batteri. E’ sorprendente il modo in cui gli ecosistemi lavorano”. E si capisce, allora, perché Pauli tragga la sua ispirazione di sedicente economista “dalla natura”. “In natura – spiega – ci sono numerose fonti di energia e numerosi risultati”. Altro esempio, per gli sprovveduti lettori che non abbiano già colto la portata rivoluzionaria della “blue economy”. “Se beviamo un espresso”, ci dice Pauli, visto mai qualcuno non gradisse la spremuta d’arancia di cui sopra, “il residuo del caffè può subito essere usato per far crescere un fungo, che potrà essere colto dopo due settimane. E a quel punto, avremo un eccellente mangime per le nostre galline, che più tardi deporranno le uova”. E quindi, miracolo. “Anziché avere un solo reddito, un solo flusso di moneta, ne avremo ben quattro”. Una “mandrakata”, insomma.

 

Ma del resto, a garantire sulla validità delle tesi di Pauli – questo pensatore a metà strada tra Giovanni Muciaccia e Serge Latouche, padre della “decrescita felice” – è tutto lo stato maggiore del M5s. A partire da Beppe Grillo, che ospita da anni gli articoli del saggista belga sul suo blog, e lo ha anche voluto come ospite d’onore sul palco di “Italia 5 stelle”, a Napoli, nell’ottobre scorso. Luigi Di Maio lo ha ricevuto nel luglio scorso a Via Veneto, quando era ancora titolare dello Sviluppo economico. Gli eurodeputati grillini lo hanno più volte invitato a Bruxelles.

 

Quanto agli scettici, forse Pauli riuscirà a stupire tutti proprio nel trovare il rimedio all’emergenza più grave di questi giorni: il coronavirus. Sì, perché due settimane fa, su Twitter, s’è scagliato contro l’attuale sistema di approvazione dei vaccini: un sistema che impiega anni a fornire risposte ufficiali, e spesso lo fa quando il virus è già scomparso. Per questo “i vaccini rappresentano meno del 5 per cento del mercato mondiale dei medicinali”. E invece, ecco la trovata: “Gli algoritmi biotech trovano soluzioni nel giro di qualche ora laddove i regolatori impiegano anni. Ed è così che ci roviniamo la salute”. Cosa poi intendesse con “algoritmi biotech” non è chiaro: ma il tweet era corredato dalla foto di un boccale di birra con delle spighe di lavanda e delle olive. Chissà che Pauli non preferisca dei cocktail alcolici alle spremute d’arancia e ai caffè.

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