Berlusconi al Colle

Gianfranco Rotondi

Perché mandare il fondatore di FI al Quirinale è l’unica idea buona anche per la “destra”. Mancano solo 67 voti

Al direttore - Provo a riaffacciare il capo dal mare di ingiurie social che hanno sommerso me e la mia proposta di candidare Silvio Berlusconi al Quirinale. Chiedo ospitalità al Foglio, un po’ per la sua inclinazione ai paradossi, e un po’ per aver io a suo tempo votato in Parlamento per un altro candidato al Quirinale scomodo, il fondatore del Foglio Giuliano Ferrara (totalizzò 9 voti, quelli del gruppo democristiano, pochi ma araldicamente nobilissimi). Ma torniamo a Berlusconi al Colle. La mia idea è nata leggendo le dichiarazioni dei due leader della destra, Salvini e Meloni (da dc pragmatico ho cancellato dal vocabolario il centrodestra per intervenuta scomparsa del centro). I due leader sovranisti dicono che questo Parlamento è delegittimato in quanto non più rappresentativo delle tendenze politiche prevalenti nel paese, e pertanto sarebbe scandaloso che eleggesse il Capo dello stato. Alla coppia sovranista sfugge che nessun Parlamento è tenuto a rispecchiare le tendenze politiche presenti, posto che esse cambiano continuamente in cinque anni; dunque questo Parlamento eleggerà il Capo dello stato, con piena legittimazione, perché esiste una maggioranza a sostegno di un governo e la quasi totalità dei parlamentari non è orientata per il voto anticipato.

 

Il centrodestra ha scelto di considerare questa legislatura una parentesi, di non giocare in essa alcuna partita: poteva provare nel 2018 a formare un governo, cercando in Parlamento una pattuglia di responsabili, ma Salvini non volle, preferendo il governo contro natura coi Cinque stelle. Nella scorsa estate il centrodestra poteva entrare in un equilibrio di governo nuovo, che avrebbe dominato, in forza dei numeri. Ha preferito chiedere elezioni, puntualmente non ottenute. Tutto ciò ha una spiegazione: Salvini e Meloni vogliono accorciare la legislatura per governare senza il disturbo di una FI ancora forte di centosettanta parlamentari; e FI paradossalmente collabora al disegno, sotto la spinta di alcuni dirigenti che pensano di poter salvare la pelle in elezioni ravvicinate, assai meno nel tempo lungo di tre anni. La conseguenza di ciò è che il centrodestra non gioca alcuna partita politica in questa legislatura: Salvini e Meloni fanno campagna elettorale, Forza Italia nemmeno quello.

 

Nel frattempo però la legislatura va avanti, e non è detto che il governo avrà sempre percorsi accidentati: Conte marcia tra le macerie, ma afferma una sua singolare, particolarissima popolarità nel paese. E tra due anni questo Parlamento eleggerà il nuovo Capo dello stato, con tutto quanto ne conseguirà in un paese in cui il Quirinale è diventato il solo palazzo importante per i cittadini.

 

E il centrodestra che fa? Abbaia, chiede elezioni. Che arriveranno, certo, ma fra tre anni, in un’altra Italia che non è detto rimanga incinta del governo sovranista per altre centocinquanta settimane. Altra storia invece se il centrodestra dicesse: caro parlamento delegittimato, lo sai che il centrodestra vince quasi tutte le regioni ed è stragrande maggioranza nel paese? Non vorrai mica eleggere un Capo dello stato di sinistra o contrapposto a questo paese reale? E ancora: caro Parlamento delegittimato e referendariamente tagliato, noi ti proponiamo in quarta votazione (quando basta la maggioranza semplice) non un signore qualsiasi, ma il fondatore del centrodestra, il nostro capo storico, sissignori quel Berlusconi senza il quale non ci sarebbe stato maggioritario, né bipolarismo, né Seconda Repubblica. Prendere o lasciare. Il Parlamento prenderebbe. Al centrodestra mancano solo 67 voti per avere la maggioranza semplice in seduta comune. Assicuro che Berlusconi quella soglia la sfonderebbe, e senza compravendita di voti, basterebbe rispondere a telefono ai tanti parlamentari di maggioranza che chiedono di salutarlo, di fare un selfie, di trattenere un ricordo per la storia. Perché – piaccia o no – Berlusconi è già nella storia. Obiezioni della maggioranza. Berlusconi è divisivo: sissignori, come Scalfaro e Napolitano, tocca vedere come uno dopo fa il presidente, e Silvio, re dei piacioni, lo farebbe in maniera imprevedibilmente egregia. Berlusconi è stato condannato. Chissenefrega, in uno stato di diritto scontata la condanna si torna illesi. Berlusconi avrà 86 anni. Meglio: se davvero vogliamo l’elezione diretta del presidente, va eletto un signore disposto a rimanere in carica un anno o due, il tempo di ridare il potere al popolo. Naturalmente la mia pazza idea esige due condizioni:che sul Quirinale la Destra voglia entrare in partita, e che consideri Berlusconi della sua partita. Su quest’ultimo punto, ogni dubbio è legittimo.

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