Ecco come il M5s sceglie la sua “responsabile esteri”

Valerio Valentini

Iolanda Di Stasio è molto legata, da rapporti di confidenza personale e affinità politica, a Pietro Dettori, socio di Rousseau. Gli esteri, per i grillini, sono tutta una catena d’affetti

Roma. Lei che prima di entrare in Parlamento non aveva mai percepito reddito, non nasconde che la folgorazione sulla via di Damasco è arrivata per motivazioni assai pratiche. “Parlo a titolo di giovane”, dice Iolanda Di Stasio nel suo video di presentazione come “facilitatrice” del M5s nel settore Esteri. “Sapendo che forse gran parte del mio futuro lavorativo sarebbe stato proiettato all’estero, allora mi sono concentrata a capire cosa c’è oltre il nostro confine”. Al che uno se la immagina, la ventiseienne afragolese, col suo diploma di liceo scientifico in tasca, che cerca su internet un lavoro in quel di Londra, e però capisce che prima deve approfondire un po’ il problema della Brexit.

 

Sarà proprio lei, la Di Stasio, a rivestire il ruolo di responsabile nazionale del M5s sulla politica estera, dato che altre candidature, per quella carica, non ce ne sono state. E dunque sarà lei, che nel suo curriculum vanta incarichi come “responsabile incoming di tour operator per simposi”, a dettare la linea al partito di maggioranza relativo quando ci sarà da discutere della crisi libica. E quando bisognerà affrontare la guerra dei dazi tra Usa e Cina, sarà sempre lei, che ha acquisito “competenze organizzative nella gestione di volontari del servizio civile presso una Onlus”, la persona che il M5s interpellerà.

 

Ovviamente, la Di Stasio ha fatto bene a candidarsi a “facilitatrice”, se se ne ritiene capace. Colpisce, semmai, solo una coincidenza. E cioè che a diventare responsabile del tema, nel M5s, diventi una deputata molto legata, da rapporti di confidenza personale oltreché di affinità politica, a Pietro Dettori, socio di Rousseau di Davide Casaleggio, già dipendente della Casaleggio Associati e dunque arrivato a Palazzo Chigi come responsabile della comunicazione del vicepremier Di Maio. E quando il capo del M5s è diventato ministro degli Esteri, ecco che anche Dettori s’è trasferito alla Farnesina come suo consigliere. Ora, Dettori, si ritrova come anello di congiunzione tra il ministro e la sua “facilitatrice”. Gli esteri, per il M5s, sono tutta una catena d’affetti che non può essere spezzata.

Di più su questi argomenti: