L'urgenza di combattere la Lega no euro

Redazione

La sponda ungherese e i deputati ambigui. Da che parte sta Salvini?

Nel giorno del primo discorso di Christine Lagarde da presidente della Bce, il governatore della Banca d’Ungheria Gyorgy Matolsky ha definito sul Financial Times la moneta unica “un grave errore” e “una trappola francese”, suggerendo un “meccanismo di uscita” che ha singolari somiglianze con quanto contenuto nella prima bozza del contratto di governo Lega-5 stelle, dove si proponeva che la quota di titoli di stato acquistati dalla Bce attraverso le banche centrali venisse scorporata dal rapporto debito/Pil. In pratica, un non riconoscimento di una gran parte del debito pubblico che fece schizzare lo spread oltre i 300 punti.

 

Più modestamente ieri mattina il deputato leghista Alessandro Morelli, molto vicino al segretario della Lega, rispondendo su Rai 3 ad Agorà a una domanda del direttore del Foglio (“Voi volete uscire dall’euro o no?”), ha preconizzato: “Ritengo che l’euro cadrà. Non sono io a voler uscire dall’euro, ma è l’euro a voler cacciare l’Italia”. Il 21 ottobre Salvini ha detto l’esatto contrario, mandando in confusione i profeti dell’Italexit: “Io non sto lavorando per uscire dall’euro” (“L’Aria che Tira”, la7). Ora i casi sono tre: o Salvini si rimangia la parola magari in vista di possibili elezioni nazionali per promettere ciò che le finanze pubbliche, i trattati europei e il buon senso non consentirebbero; oppure l’anima antieuropea è più forte, nella Lega, del suo stesso “capitano”. O tutte e due le cose, visto che più la Lega si spinge distante dagli interessi produttivi e sociali del nord, più suonano le sirene della spesa facile.

 

Certo, è bizzarro che a disseppellire queste tentazioni sia uno come Matolsky, ex ministro dell’Economia di Viktor Orbàn, da Salvini già presentato come alleato nello scardinamento dell’Europa, e che poi ha abbandonato il governo gialloverde sia sui migranti sia sul rigore di bilancio. Ma tira aria di ritorno all’antico: le ultime aste di Btp vedono interessi in crescita. Un chiarimento definitivo di Salvini è doveroso. Anche per capire se nella Lega comanda lui, se il suo famoso “ho una parola sola” è un bluff, o se anche lì valgono le chiacchiere in libertà.