“Il governo si può fare”

David Allegranti

Parla Smeriglio, braccio destro di Zingaretti e teorico del modello Lazio: dove Pd e grillini sono quasi fratelli

Roma. Massimiliano Smeriglio, europarlamentare, vicinissimo a Nicola Zingaretti, di cui è stato vicepresidente in Regione, è da tempo un teorico e un pratico (nel Lazio) del dialogo fra Pd e M5s. “Condivido profondamente l’esito della direzione del Pd di oggi (ieri, ndr). La strada è molto stretta e le condizioni sono complicate”, dice Smeriglio al Foglio, “ma la via maestra è quella di un governo di legislatura, forte e politicamente qualificato. Bisogna superare la farsa dei contratti, che normalmente regolano i rapporti tra privati, mentre qui stiamo parlando del paese”.

Dunque, dice Smeriglio, “dobbiamo provare a trovare un programma condiviso, pur tenendo conto delle differenze che esistono tra sinistra e M5s. Il tentativo va fatto a partire dalle cose che ha detto Zingaretti su Europa, tenuta repubblicana, sulle questioni climatiche, sul modello di sviluppo, sul welfare, sui diritti individuali delle persone e verificare se esistono le condizioni per costruire un governo di legislatura. Da tempi non sospetti predico nel deserto il disgelo tra queste due forze, per favorire una forma di normalizzazione del M5s, che poi nei fatti è avvenuta”. Il percorso, tuttavia, osserva Smeriglio, “è a ostacoli. A oggi l’opzione delle elezioni anticipate rimane sul tavolo. Ma il Pd vuole tentare la strada in salita e ambiziosa del governo di legislatura”. Il tema è “come noi arginiamo e sottraiamo consenso popolare alle tesi razziste e nazionaliste di Salvini che, pur essendo un personaggio poco credibile e grottesco, è però il terminale italiano di un movimento mondiale che predica forme di governo post democratiche. Quelle di Salvini sono istanze mondiali che hanno una loro solidità e che hanno egemonizzato una parte consistente del popolo. Magari con l’aiuto di qualche rublo. Noi dobbiamo ripartire da qui. Quindi niente schemini tecnocratici, un errore che la sinistra ha già commesso in altre fasi storiche del paese. Dobbiamo verificare con coraggio se esiste un’opzione politica alternativa a quella razziale del capro espiatorio, della ferocia e della paura rappresentate da Matteo Salvini”.

 

Eventuali elezioni a ottobre “le faremmo col coltello tra i denti, ma sarebbero in contemporanea alla Brexit e alle elezioni in Polonia, dove potrebbero vincere gli ultra-nazionalisti. La crisi democratica potrebbe non riguardare solo il nostro paese ma l’intera Unione. C’è dunque molto in ballo, non è solo una vicenda provinciale. Per noi il nemico da battere è Matteo Salvini, cioè colui che in questi mesi ha avvelenato i pozzi e tentato di cambiare il dna del nostro paese, rendendolo un luogo feroce e disumano”. Naturalmente, sottolinea Smeriglio, non bisogna dimenticare le responsabilità dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “A noi va bene il processo postumo a Salvini ma non basta. Perché anche il M5s deve fare i conti con un’esperienza di governo assolutamente negativa, di cui sono stati protagonisti. Non raccontiamoci favole, il M5s era presente e aveva incarichi di prestigio. Quindi servono piena discontinuità programmatica e figure che possano rappresentare un nuovo modello per il paese. Quindi faccio fatica a immaginare che possano farne parte persone che hanno già avuto un ruolo nel governo che ha aperto la porta a Salvini, lo ha legittimato e fatto crescere”. Si riferisce a Di Maio? “A chiunque abbia avuto un ruolo in questo fallimento. Si vada avanti con altri”. Ma questo eventuale nuovo governo fra Pd e Cinque stelle dovrebbe mantenere il reddito di cittadinanza? “Su questi temi le mie posizioni sono più simili al M5s che a quelle della mia area. Io credo nel reddito cittadinanza, il basic income esiste in 24 paesi Ue su 27, qui però è stato fatto un disastro, lo hanno trasformato in un meccanismo clientelare e parassitario. Penso sia giusto investire nell’empowerment delle persone e noi in piccolo nella Regione Lazio abbiamo fatto un reddito di cittadinanza per gli studenti universitari. Quindi il reddito e il salario minimo sono due misure su cui si può discutere insieme. Magari subito dopo aver detto parole chiare sulla vergogna della guerra alle ong e ai poveri cristi presi in ostaggio, come nel caso della Open Arms”.

  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.